May punta alla guerra di nervi con Bruxelles per evitare il no-deal

Focus

Westminster vota a favore del Piano B: tornare a Bruxelles e ridefinire un nuovo accordo. Ma da Berlino arriva la doccia fredda: “Accordo raggiunto unica soluzione possibile”

Una mezza vittoria. Dopo la clamorosa bocciatura dell’accordo raggiunto con Bruxelles, ora Theresa May ottiene un via libera del Parlamento di Westminster per tornare a trattare con l’Unione Europea. Per alcuni organi di informazione britannici, May è addirittura “risorta” dopo il voto del 29 gennaio, che, tra l’altro, esclude la possibilità di un rinvio del termine ultimo per l’uscita oltre quello prestabilito del 29 marzo.

La maggioranza dei deputati (317 su 301) ha così approvato il “piano B” per la Brexit elaborato dal capo del governo britannico. In questo modo, May è riuscita a riassorbire la ribellione dell’ala più anti-Ue del suo Partito conservatore, i cosiddetti “Brexiters”. Tuttavia, il prezzo pagato rischia di essere molto alto per il Regno Unito. Il “piano B” consiste, infatti, unicamente nella convinzione di Theresa May di poter tornare a Bruxelles e di strappare all’Ue non soltanto la disponibilità a negoziare modifiche all’accordo del 25 novembre, ma addirittura a rinunciare al cosiddetto “back-stop”, cioè l’assicurazione che anche dopo la Brexit in nessun caso torneranno i controlli di frontiera al confine terrestre tra l’Irlanda del Nord britannica e la Repubblica d’Irlanda, paese membro dell’Ue.

Dal Continente, però, è già arrivata una serie di secchi No. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello che arriva da Berlino. In base a quanto afferma il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, “l’accordo sulla Brexit raggiunto dal primo ministro britannico Theresa May è la migliore e unica soluzione per un’uscita ordinata”. Un No  ufficiale alla riapertura del negoziato è  stato scandito dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Ancora più netto il primo ministro della Repubblica d’Irlanda, Theo Varadkar, contrario alla richiesta britannica di rinunciare alle assicurazioni sul futuro della frontiera inter-irlandese.

Da un lato, dunque, May ha riunificato i Conservatori, ma il parlamento e il Regno Unito restano profondamente divisi sulla Brexit. Dall’altro lato, l’Ue è più unita che mai nel respingere la proposte di May. Che però non demorde e punta chiaramente alla guerra di nervi, con la speranza di spuntare qualche apertura prima del 29 marzo: “È chiaro – ha detto – che ora esiste una strada che può assicurare una sostanziale e sostenibile maggioranza per lasciare l’Unione con un accordo. Ora porteremo avanti questo mandato e cercheremo di ottenere modifiche legalmente vincolanti all’accordo di ritiro”.

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