Mdp e Def, la forzatura che minaccia il futuro del governo

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I fuoriusciti dal Pd hanno deciso che usciranno dall’aula durante il voto per la relazione sul Def e che invece voteranno a favore sullo scostamento di bilancio

C’è tensione nelle aule parlamentari. Si rincorrono dichiarazioni infuocate fra i membri di Mdp, in primis Speranza e Bersani contro il governo impegnato nell’approvazione del Documento di Economia e Finanza al Senato. “E’ chiaro che il giudizio di fondo è negativo per la mancanza di risposte alle questioni che abbiamo posto”, dice il coordinatore di Mdp, dopo la riunione del gruppo in Senato sul Def. Poco prima aveva specificato che i gruppi di Camera e Senato di Articolo1 hanno giudicato “insufficiente la relazione del ministro Padoan” e che per questo “non mi sento più politicamente dentro questa maggioranza”. I fuoriusciti dal Pd hanno deciso quindi che usciranno dall’aula durante il voto per la relazione sul Def e che invece voteranno a favore sullo scostamento di bilancio. Alla domanda se intendano quindi uscire dalla maggioranza, Speranza ha risposto: “Io spero che il governo cambi ancora rotta, io spero che il governo nelle prossime ore decida di fare queste cose che servono al Paese”.

Una decisione che non piace a tutti, nonostante Speranza avesse confermato che fosse stata presa all’unanimità. Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, proprio per le posizioni di Mdp sul Def, si è dimesso dall’incarico di governo. 

Al centro delle rivendicazioni di Mdp ci sarebbero i temi della sanità pubblica, l’abolizione del super ticket, le questioni del lavoro e il diritto allo studio ma la realtà è più complessa.

La partita che Mdp vuole forzare, non è tanto sui temi economici ma sul macrotema della legge elettorale, al vaglio della commissione Affari costituzionali della Camera. Nonostante gli sforzi di mediazione messi in atto dal Governo, Mdp continua a credere che la legge, che potrebbe arrivare già la prossima settimana in Aula, sarebbe troppo lesiva in termini elettorali per il neo gruppo. Bocciati gli emendamenti di Articolo1 sulle preferenze, non è bastato nemmeno accantonare le norme sul voto disgiunto fra collegi, per calmare gli animi di Speranza & Co.

Da qui la forzatura sul Def. Con i numeri così stretti al Senato, i malumori di Mdp su conti e legge di bilancio, rendono più difficile raggiungere la fatidica quota di 161 senatori. Il ruolo chiave di Mdp è chiaro: se viene a cadere il sostegno sul voto della relazione che recepisce la Nota di aggiornamento del Def, che va approvata a maggioranza semplice, il governo è a rischio. Mentre a Montecitorio – dove si voterà nel pomeriggio di domani – il governo può contare su un ampio margine anche per la maggioranza assoluta di 316 deputati.

Il Premier Gentiloni e lo stesso Padoan non mancano di ribadire l’importanza di Mdp come forza di maggioranza. Una forza senza la quale il Governo non può continuare a lavorare. Il Ministro dell’Economia chiama i partiti alle loro responsabilità, coinvolgendoli; stessa linea di Gentiloni che ha incontrato il gruppo di Articolo1 per dare e ricevere rassicurazioni. Gli “sgambetti” di Mdp non possono essere tollerati, la posta è in gioco è troppo alta.

Sembrano essersene accorti i senatori “pisapiani” che in una nota prendono le distanze. “Sono in disaccordo con le scelte di Mdp. Io sono orientato a votare a favore della nota e con me ci sono altri 7 o 8 senatori che la pensano allo stesso modo”, dice il senatore Dario Stefano, vicino a Giuliano Pisapia, parlando con l’Adnkronos a proposito del voto di domani. “Siamo un gruppo di senatori” non solo ‘pisapiani’, aggiunge Stefano, “che non condivide certe scelte di Mdp”.

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