Rottura Mdp-Pd. Fassino: “Non capisco perché non ci si confronta”

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I bersaniani vogliono Grasso ma lui prende tempo. Renzi non commenta

“Il tempo è scaduto. Non c’è margine per un’intesa. Siamo fuori tempo massimo. Faremo una lista unitaria con Mdp-Si-Possibile”: lo hanno detto i capigruppo di Sinistra Italiana e Articolo1-Mdp Giulio Marcon e Cecilia Guerra dopo l’incontro con  Piero Fassino.

All’incontro erano presenti Maurizio Martina, Piero Fassino, Cesare Damiano, per il Pd, e Giulio Marcon e Cecilia Guerra per Mdp.

Marcon ha detto: “Pietro Grasso sarà il nostro leader”, aggiungendo poi che questo è un suo auspicio. Ma il Presidente del Senato, tramite il suo portavoce ha precisato: “Grasso in questo momento non ha sciolto alcuna riserve in merito al suo futuro. Notizie o dichiarazioni in un senso o nell’altro vanno lette come auspicio dei singoli e non come interpretazioni del suo pensiero o di sue decisioni”

Fassino ha detto: “Sono rammaricato per la volontà di non proseguire il confronto malgrado la validità delle proposte. Abbiamo proposto aperture su Jobs Act e superticket e confermato la volontà di andare fino in fondo su Ius soli e biotestamento. Non capisco perché ci si debba precludere la strada di un confronto”.

Più tardi l’ultimo segretario Ds ha voluto spiegare le proposte fatte: “Questa mattina all’incontro con Mdp, Si e Possibile ci siamo presentati in modo aperto e sinceramente disponibili al confronto, avanzando proposte che potessero favorire una convergenza politica e programmatica utile ad aprire una nuova stagione di centrosinistra. Per il lavoro – ha proseguito – abbiamo proposto misure integrative al jobs act finalizzate a rendere più conveniente il contratto a tempo indeterminato e a favorire la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, misure di maggiore tutela in caso di licenziamento, raddoppio dei fondi per il reddito di inclusione, potenziamento degli incentivi per l’assunzione di giovani, politiche attive per il lavoro e assunzione di 500.000 giovani nei servizi pubblici. Riportare al 3% del Pil gli investimenti pubblici è misura per sostenere la crescita e modernizzare il Paese. Abbiamo proposto l’aumento delle risorse per il Fondo Sanitario nazionale, la loro stabilizzazione (cioè nessun taglio) per i prossimi tre anni e l’avvio del superamento del superticket. Sulle pensioni abbiamo proposto la stabilizzazione e l’allargamento dell’anticipo a 63 anni per chi ha svolto lavori non solo usuranti, ma anche gravosi” .

Sollecitato dai giornalisti nel corso del suo viaggio in treno Matteo Renzi non ha voluto commentare la rottura, precisando: “Facciamo questo viaggio per trattare dei temi che riguardano gli italiani. Le discussioni di natura politica le segue Piero Fassino le rimetto a lui, in ogni dichiarazione”.

Il vicesegretario del Pd Maurizio Martina ha commentato: “Continuiamo a lavorare per un centrosinistra aperto, plurale, largo. Continuiamo a insistere con questo lavoro di apertura, condivisione, pluralità perché l’obiettivo numero uno è costruire un’alternanza forte alla destra di Salvini e Berlusconi e alla deriva dei Cinquestelle. Questo è il nostro impegno. E noi lavoreremo con tutte le persone che vorranno unirsi e condividere questo programma di prospettiva. Andava fatto prima? Non c’è mai un tempo limite. Noi stiamo lavorando in queste giornate perché si è definita nelle scorse settimane la legge elettorale. Non credo che il tema sia essere fuori tempo massimo, assolutamente no, perché mancano ancora diversi mesi alle elezioni e se si ha la volontà di costruire unità si può fare. Tanto è vero che tante energie si stanno mettendo insieme con noi. A me verrebbe una battuta: c’è la mucca nel corridoio ma qualcuno dice che bisogna vedersi dopo il voto. Secondo me è un errore. Di fronte alla disponibilità dimostrata anche oggi si è risposto con un muro“.

Chiude totalmente la porta Cecilia Guerra: “E’ stato un incontro cordiale e approfondito. Non abbiamo dato la disponibilità a una trattativa in quanto abbiamo ri-sottolineato come le differenze di impostazione politica fra noi e il Pd sono su temi di fondo che interessano la vita delle persone e su queste non ci sono dei credibili piani di convergenza”.

Interviene nel dibattito anche Roberto Speranza, che oggi non ha partecipato all’incontro: “Il nostro obiettivo è costruire un campo largo, una grande forza popolare radicata, capace di vivere la parola sinistra come apertura e capacità di tenere dentro culture politiche diverse. Il Pd rivendica come è legittimo che sia, l’agenda politica di questi anni e noi siamo alternativi a questa agenda su scuola, sanità e lavoro. Abbiamo detto sì all’incontro perché è sempre giusto confrontarsi, ma sono due agende diverse. Usciamo da un teatrino fatto dai gruppi dirigenti: i messaggi sono diversi e non sono compatibili”.

Gianni Cuperlo, esponente di primissimo piano della minoranza Pd esprime la sua amarezza dopo la rottura di Mdp: “Sapevo che si trattava di un tentativo estremo ma la rottura tra il Pd e la proposta che nasce alla sua sinistra interroga tutti, per primo il vertice del partito più grande. L’esito che si consuma oggi ha radici nella scissione e nella crisi di quel progetto ambizioso. Errori sono stati commessi da più parti- aggiunge Cuperlo- e a questo punto nulla può giustificare un banale rimpallo di colpe. A meno di un soprassalto di umiltà e generosità si arriverà alla campagna elettorale più difficile degli ultimi anni con una sinistra divisa e senza quel messaggio di compattezza che in altri momenti ha fatto la differenza nella coscienza di milioni di elettori. Qualunque dovesse essere l’esito del voto e la prospettiva del futuro governo del paese è chiaro che all’indomani delle elezioni si porrà il tema di una rifondazione del campo largo del centrosinistra e della sua identità. Mentirei – conclude – se negassi di vivere la rottura con amarezza. Se qualcuno pensa di festeggiare tenga conto che c’è anche chi vive questo momento con un senso di profonda delusione”.

“Teniamo aperta la porta del dialogo anche con i nostri colleghi della sinistra, la teniamo faticosamente aperta perché ci interessano i lavoratori. Voi la chiudete e noi ci mettiamo la scarpa dentro per non chiuderla. Per questa ragione votiamo per rinviare la proposta sull’Art.18 in commissione, per avere un foglio bianco in cui riscrivere questa proposta”. Lo ha detto il presidente dei deputati Pd Ettore Rosato, rivolgendosi in aula ai colleghi di Si-Mdp-Possibile, durante la discussione sul rinvio in commissione della proposta per il ripristino dell’art.18. I dem hanno appoggiato la richiesta della relatrice Di Salvo per un rinvio in commissione, che poi è passata con 26 voti di differenza.

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