Bambini in gabbia tra Texas e Messico. L’Onu contro Trump: “Inaccettabile e crudele”

Focus

Anche la first lady interviene sulla vicenda: serve “un Paese che governi col cuore”

“Ho visto gabbie piene di bambini. Non è nient’altro che una prigione”. Così vengono tenuti i figli dei migranti al confine tra Texas e Messico, separati dai genitori e lasciati in delle gabbie con dei materassini e dei fogli di carta stagnola usati come coperte. È il frutto della tolleranza zero applicata da Donald Trump contro chi cerca di entrare negli Usa. La conferma arriva del deputato democratico del Vermont Peter Welch che ha visitato la struttura dove tengono i minori a Brownsville dopo che i media internazionali hanno denunciato la tragica situazione di chi è costretto a essere separato dai propri figli in attesa di sapere se avrà diritto a entrare negli Stati Uniti.

“La struttura – scrive Welch su Twitter – accoglie 1500 ragazzi, è piena. È una vergogna”. L’accusa del deputato progressista arriva in risposta a quanto scritto dal segretario alla Sicurezza Interna Kirstjen Nielsen. “Non adottiamo una policy per separare le famiglie al confine. Punto. La narrazione ingannevole è irresponsabile e non produttiva. Come ho già detto tante volte in passato, se cercate accoglienza per la vostra famiglia, non c’è motivo per violare la legge e attraversare illegalmente il confine”.

“Lei non può dire sul serio – ha risposto Welch a Nielsen – sono appena arrivato a Casa Padre a Brownswille con il senatore Jeff Merkley. Qui ci sono 1500 ragazzi, abbiamo visto bambini in gabbie chiuse con catene. Da soli. Non c’è un genitore qui. È una vergogna”.

E a intervenire sulla vicenda ci sono anche le Nazioni Unite. Per l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein “è inaccettabile e crudele” separare i figli dai genitori migranti che cercano di entrare negli Usa dalla frontiera con il Messico. “Pensare che uno Stato possa cercare di dissuadere i genitori – ha detto il rappresentante Onu – infliggendo tali abusi sui bambini è inammissibile”. Contro la politica della tolleranza zero scende in campo un’ex first lady, Laura Bush: “Apprezzo la necessità di far rispettare e proteggere i nostri confini internazionali, ma questa politica di tolleranza zero è crudele. È immorale. E mi spezza il cuore”.

Parole che arrivano lo stesso giorno di quelle dell’attuale first lady. La portavoce di Melania Trump ha dichiarato alla Cnn che la moglie del presidente Usa “odia vedere bambini separati dalle loro famiglie e spera che entrambi gli schieramenti (repubblicani e democratici, ndr) possano alla fine unirsi per ottenere una riforma migratoria di successo”, ha detto Stephanie Grisham, esprimendo l’auspicio di “un Paese che segua tutte le leggi ma anche un Paese che governi col cuore”.

Non è un caso che Melania sia intervenuta su un tema simile: già due giorni fa, quando la notizia dei bambini separati dalle loro famiglie e tenuti in gabbia iniziava prepotentemente a venire fuori, Donald Trump aveva accusato i democratici di essere stati proprio loro – durante la presidenza Obama – ad aver scritto quella legge che ora criticano. Ma i democratici rimandano al mittente ogni accusa: la legge che avevano approvato loro era molto più restrittiva e si applicava solo in caso di sospetto traffico di essere umani. L’amministrazione Obama, infatti, come evidenzia il New York Times, aveva scelto di non perseguire penalmente gli adulti che viaggiavano con i figli minorenni. Quella che separa i bambini dai loro genitori è in realtà il risultato della politica annunciata solo qualche mese fa dal segretario alla Giustizia Jeff Sessions, quella sulla tolleranza zero.

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