“A Melissa la prova che l’umanità esiste”. Parla il sindaco

Focus

Nelle parole di Gino Murgi il racconto del salvataggio dei 51 profughi curdi: “un grande gesto di umanità, è emerso il bene che c’è nell’uomo”

Come la notizia dell’uomo che morde il cane, quello che è successo qualche giorno fa a Melissa, in provincia di Crotone, dove 51 profughi curdi sono stati salvati in piena notte da una catena umana con a capo il sindaco, con uomini, donne e bambini rifocillati e scaldati dai cittadini, avrebbe dovuto, in un’Italia sempre più incattivita, riempire le prime pagine di giornali e tv. E invece se ne è parlato pochissimo, quasi che quello che è avvenuto sulla spiaggia calabrese, un inferno racconta chi c’era, con mamme che urlavano per i loro bambini bloccati su una barca in avaria e l’immediata solidarietà mostrata dalla popolazione, non fosse un fatto eccezionale.
Ne parliamo con uno dei protagonisti di quell’episodio, il sindaco di Melissa, Gino Murgi.

Sindaco, partiamo dalla fine. Perché si è parlato così poco, e quasi con distacco, di quanto successo sulle vostre spiagge?
Guardi non lo so. Io vengo dal mondo cattolico dove mi hanno insegnato che il bene non fa rumore, a fare rumore è il male, dunque tutto sommato non mi meraviglia. Rimane il fatto che si è trattato di un grande gesto di umanità dove una comunità, insieme alle forze dell’ordine, ha fatto emergere tutto il bene che c’è nell’uomo.

Ci racconti di quella notte. Secondo lei cosa è scattato?
Da noi non è mai mancata la solidarietà, ma questa volta è stata forse più eclatante, con 50 profughi in acqua alle 4 del mattino con il freddo e la tramontana, sembrava l’apocalisse. Guardi io ho una forte convinzione, che le sintetizzo in un detto delle mie parti: è meglio mille volte vedere e non mille volte sentire, dunque la prova del nove si ha quando ci si trova davanti a certe situazioni. Sono convinto che c’è una grane umanità sommersa che può ancora venire fuori ed è su questo che bisogna lavorare. L’esempio che faccio è quello di una macchiolina nera su una parete bianca: non facciamo caso al bianco, al bene, anche se ce n’è di più. Qui a Melissa nel ’49 ci fu l’eccidio di Fragalà, dal quale partì la lotta al latifondo. Mi auguro che ciò che è accaduto, come allora, faccia riflettere e non divida ma unisca chi ha la responsabilità di lavorare su questo.

Eppure c’è chi parla di “buonismo” fastidioso. Lei cosa risponde?
Per me, e parlo per esperienza personale, c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I curdi che abbiamo soccorso è gente che vive sotto le bombe, perseguitata per davvero, come fai a non tendere la mano? Io credo fortemente nell’uomo e credo che anche chi parla di buonismo, se si trovasse in situazioni particolari come quella di Melissa, cambierebbe idea e tenderebbe la mano.

Ha visto che sui social qualcuno ha proposto di venire in vacanza a Melissa, in segno di solidarietà?
Sono molto impegnato anche su altri fronti e questo non mi era arrivato. Ma sarebbe una cosa bellissima, perché si avrebbe la possibilità di condividere del tempo con chi ha apprezzato il nostro gesto.

Lei è anche segretario del Pd di Crotone. Per lei che atteggiamento dovrebbe avere il partito di fronte al tema dell’immigrazione?
Sì sono segretario del Pd, ma sto facendo in modo che non si strumentalizzi in chiave politica quello che i miei concittadini hanno fatto.

E sul congresso?
Auspico davvero che riusciamo ad unire questo nostro partito, e che anche nella diversità di vedute si riesca a dare risposte concrete. Dobbiamo lavorare per una unità vera, sempre per il bene del Paese, come è nello spirito di noi di sindaci.

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