Il ritorno, la memoria, le radici. Commovente opera prima di Scorranese

Focus

“Portami dove sei nata”, il romanzo della giornalista del Corriere della Sera

I romanzi sulla memoria sono grosso modo solo di due tipi: o sono narcisismo irritante o sono dei gioielli. Il romanzo di Roberta Scorranese Portami dove sei nata-Un ritorno in Abruzzo terra di crolli e miracoli (Bompiani) appartiene senz’altro alla seconda categoria. Una categoria, com’è noto, che vanta esempi clamorosi che al loro apice sanno come far sfiorare memoria e mito nel cielo della parola letteraria. Che è appunto ciò che avviene in questa opera prima di Scorranese, finissima giornalista culturale del Corriere della Sera.

Leggendo queste pagine ci è tornato alla mente il capolavoro di Rosetta Loy, Le strade di polvere, che certo è più mito che memoria, nel quale sfilava una fantasmagoria di personaggi di paese, umanissimi e evanescenti, carne e anima insieme, nel cupo Piemonte decennio dopo decennio all’ombra di una Storia ostile e di una Natura ancora meno amica. Qui c’è più immediatezza, persino cronaca – il terremoto, anzi i terremoti – e non c’è l’incedere rettilineo del Tempo ma il suo andirivieni fra ieri e oggi, a dimostrazione di una fissità delle cose dinanzi alle quale l’autrice non può che dimostrarsi impotente e stupefatta.

Dunque, Roberta torna nel suo Abruzzo, nel teramano, a Valle San Giovanni muovendosi un po’ come una indagatrice (la giornalista che è in lei) un po’ come una figliol prodiga, e alternando le storie di ieri con quelle di oggi ci spalanca un meraviglioso universo di personaggi, storie, vite, piccoli misfatti e opere buone mediante una brillante operazione linguistico-letteraria evitando bozzettismi e restituendoci bene l’essenza del dialetto secco di quella terra. Il tutto nell’ambito di una prosa squisita: “Quella primavera era fiorita tardi e con una violenza che aveva lasciato tutti un poco storditi. Se fino a qualche settimana prima i petali dei ciliegi sembravano destinati a una pigra dissipazione, all’improvviso si erano trasformati in frutta color carminio. I fichi pendevano grassi dai rami, così le pere si annunciavano piene e dolcissime. C’era un’aria profumata ma tersa, giovane”.

“La matematica della memoria mi riporta tutto, certo”, scrive l’autrice forse sapendo che non è vero, non è possibile. Ed è proprio perché la memoria non è una scienza esatta che lei, come tutti, cerca, indaga, scava: e ne soffre e ne gioisce insieme.

Ecco, la storia-cronaca di Portami dove sei nata procede fra cento piccoli fatti, gocce preziose di un mondo dolente ma vivo che Roberta Scorranese evoca come se avesse in qualche punto del suo cuore non solo un enorme senso di gratitudine – questo ci sembra il termine – ma anche come un senso di colpa: e il libro è probabilmente una sorta di grande rimedio, un commosso ringraziamento alla sua terra.

 

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