Meno corruzione, più risparmi: si può fare

Innovazione

Intervista a Paolo Coppola, deputato Pd è presidente della Commissione d’inchiesta sul livello di digitalizzazione nelle pubbliche amministrazioni

Se andiamo a vedere i risultati del lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione nelle pubbliche amministrazioni, scopriamo dati interessanti e inquietanti al tempo stesso. Se da una parte si percepisce con chiarezza che ci troviamo davanti una PA ancora distante dal “cittadino digitale”, dall’altra pare si ha l’impressione che anche il cittadino sia distante dal modello digitale che le norme legislative vorrebbero idealmente applicato in Italia.

Paolo Coppola, deputato Pd è presidente della commissione. Nella relazione si legge che l’87 per cento dei Comuni prevede ancora dei procedimenti analogici che hanno bisogno della carta e della presenza dell’utente: timbri e bolli, firme e altre scartoffie. E’ l’ultimo sussulto della carrozza trainata dai cavalli che sta per essere sostituita dall’automobile, oppure dobbiamo accettare che l’Italia è un caso disperato?

“Quel dato riguardo i maggiori comuni, quindi è forse ancor più drammatico, e misura la vera difficoltà: non tanto l’acquisto di tecnologie, bensì il cambiamento delle prassi organizzative e lavorative. È questa la sfida più importante che abbiamo di fronte nei prossimi anni e per affrontarla dobbiamo investire in competenze.”

E qual è il modo giusto per farlo?

“Formazione e un piano di assunzione straordinario. Presenterò un emendamento alla legge di bilancio proprio per cercare di immettere nella PA le professionalità necessarie al cambiamento, e quindi a ottenere i risparmi enormi che avremmo con la digitalizzazione.”

Ecco, parliamo di soldi. Quanti risparmi?

“Continuare così significa buttare decine di miliardi ogni anno. Non ce la possiamo permettere né come spesa diretta né come sistema paese. Mercoledì abbiamo ascoltato l’Osservatorio del Politecnico di Milano. Hanno stimato che, con la completa digitalizzazione della sanità, si avrebbe un risparmio di 7 miliardi di euro da parte dell’amministrazione, cui vanno aggiunti, lato cittadini e imprese, altri 6 miliardi l’anno. E questo solo per un settore.”

Nel Diario dell’Innovazione di AGI e CENSIS, ci sono alcuni dati non troppo felici: nell’ipotesi di servizi pubblici accessibili esclusivamente via web, il 23,5% del campione non saprebbe come risolvere il problema. Allora, la mancata digitalizzazione è un problema della PA oppure è un problema del livello delle competenze digitali dei cittadini?

“Il problema delle competenze digitali è forte nella popolazione anziana. I nostri giovani sono a livello dei migliori paesi europei, mentre più si va avanti con l’età e più peggiorano le performance. Il nostro Paese ha un alto livello di popolazione anziana, similmente alla popolazione anziana che lavora nella PA.”

Nella relazione della commissione parlamentare si afferma che, con l’avvio del Piano triennale per l’informatica 2017-19, le PA non avranno più scuse. In realtà, troppo spesso sembra che le PA predispongano il minimo indispensabile per ottemperare alle leggi. Insomma, ci sono le tecnologie ma il tutto è ancora immerso in un contesto placidamente analogico.

“Sì, e così. Ed è inutile andare a seguire i progetti con l’ottica dell’adempimento burocratico e non degli obiettivi da raggiungere. Se il tuo punto di vista è quello del burocrate, allora quello che fai lo fai per te, per dire “ho svolto il mio compito”, se invece lo fai per i cittadini, allora ti domandi se quel procedimento può davvero migliorare la loro vita.”

Più risparmi, migliore qualità dei servizi, più velocità: cos’altro guadagneremmo con la digitalizzazione)

“Meno corruzione. Perché la digitalizzazione aumenta la trasparenza, riduce le ambiguità ed elimina o riduce al minimo la discrezionalità che è proprio dove si annida la possibilità di corruzione.”

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