La lezione di Angela a Donald: libertà, non protezionismo

Focus

Gentiloni a Davos le fa eco: “Rispetto che Trump voglia proteggere gli interessi dei cittadini statunitensi, ma non si può tornare indietro nei rapporti commerciali”

“Oggi, 100 anni dopo la catastrofe della Grande Guerra, dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L’unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo”. A pronunciare queste parole è stata Angela Merkel a Davos. Anche se non ha mai nominato Donald Trump, il riferimento neanche troppo velato è al Presidente americano e alle sue politiche protezionistiche.

Sulla stessa linea della collega tedesca anche il premier italiano Paolo Gentiloni, che nonostante la campagna elettorale in corso disapprova la scelta protezionistica americana: “Rispetto totalmente il fatto che Trump sia stato eletto con l’idea di mettere l’America ‘first’ e che stia cercando di andare in quella direzione. Ma, come europei e italiani, dobbiamo evidenziare il fatto che rispettare e proteggere gli interessi dei cittadini statunitensi, che è corretto, non può significare che noi mettiamo in discussione l’intelaiatura di quelle relazioni commerciali che si sono rivelati estremamente utili per la crescita”

Il protezionismo nella storia

Il discorso della Cancelliera tedesca contro il protezionismo è stato molto forte sia dal punto di vista politico che storico. Fu proprio la Germania di Bismarck alla fine del XIX secolo, insieme all’Italia, a inaugurare le politiche protezionistiche che, riprese dalle principali potenze mondiali – eccezion fatta per l’Inghilterra – portarono poi alla Grande Guerra e successivamente alla nascita delle dittature e alla Seconda guerra mondiale.

E furono gli Stati Uniti nel secondo dopoguerra a mettere fine alle politiche del protezionismo. Prevalse così la filosofia statunitense del multilateralismo e della libertà totale degli scambi. Questo segnò la fine dell’isolazionismo economico americano con il conseguente predominio del dollaro sulle altre valute.

Il protezionismo oggi

Nel XXI secolo le parti si sono invertite. I confini tra gli stati che sembravano quasi superati, almeno per quanto riguardo il libero scambio di merci, stanno tornando prepotentemente. Donald Trump con lo slogan America first ha conquistato la Casa Bianca: ma non era solo uno slogan, bensì un messaggio politico chiaro, messaggio che sta mettendo in pratica.

Sempre a Davos, il segretario americano al Tesoro, Stephen Mnuchin ha dichiarato: “Noi siamo aperti al business, ma il protezionismo è essenziale”; e a questa affermazione ha fatto eco quella del segretario Usa al Commercio Wilbur Ross: “Protezioni sono essenziali perché i mercati funzionino nel modo appropriato, e perché ciascuno operi secondo le regole”. Un messaggio chiaro che difficilmente può essere equivocato.

Protezionismo vs libero scambio

Come ha ricordato la Cancelliera tedesca, nei periodi nei quali gli stati hanno adottato politiche protezionistiche, il mondo si è sempre avvicinato a grandi conflitti, all’instaurazione di dittature illiberali e sovraniste. Lo schema è stato sempre lo stesso: crisi economica, politiche protezionistiche e poi guerra.  Al contrario il libero scambio ha sempre portato a momenti di grande crescita e di pace tra le potenze mondiali.

Il gioco di Trump

Donald Trump sta giocando un gioco molto pericoloso, un gioco che potrebbe portare conseguenze difficilmente immaginabili fino a pochi anni fa. Certo non è il caso di prodursi in considerazioni allarmistiche, ma la storia è lì a ricordarci cosa è successo in passato, in modo da non commettere gli stessi errori. Oggi in questo senso Angela Merkel gli ha impartito una lezione.

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