La brutta storia di Mesut Özil, vittima della propaganda razzista

Focus

Uno dei calciatori simbolo della Germania campione del mondo 2014 dice basta. Il suo addio fa esplodere una bufera politica

Purtroppo sono dinamiche che da noi sono abbastanza note. Fino a che, qualche anno fa, Mario Balotelli (nato in Italia, di origini ghanesi) trascinava gli azzurri in finale agli Europei di calcio sostanzialmente da solo, era per tutti semplicemente “Mario”. Poi, quando le gesta sportive del ragazzone bresciano sono cominciate a calare, ha cominciato ad essere oggetto di insulti razzisti di ogni tipo, anche da parte di chi lo idolatrava fino a pochi mesi prima.

Una cosa simile, anche se più complessa perché legata a diversi fattori, sta succedendo in Germania con Mesut Özil, campione nato a Gelsenkirchen da genitori turchi, uno dei volti simbolo della nazionale tedesca campione del mondo nel 2014, già semifinalista nel 2010 e due volte agli Europei del 2012 e 2016. Un simbolo, non solo per le sue qualità sportive, ma anche perché parte integrante della nidiata di tedeschi di seconda generazione (oltre a lui Sami Khedira, Miroslav Klose e Lukas Podolski, solo per citare i più celebri) che hanno fatto grande la Mannschaft.

Poi, in pochi mesi, il mondo si è rovesciato. Il casus belli che ha fatto esplodere la questione Özil è stata la foto scattata dal calciatore insieme al presidente turco Recep Tayyp Erdogan, durante un incontro a cui ha preso parte anche un altro giocatore tedesco di origine turca, di fama internazionale, Ilkay Gundogan. Niente di nuovo, in realtà, dato che lo stesso Özil aveva già posato con Erdogan quando giocava nel Real Madri, prima di passare all’Arsenal nel 2013, senza destare particolare scalpore.

Quel che è cambiato è il contesto. I rapporti tra Germania e Turchia sono ai minimi storici, anche perché il governo di Berlino ha vietato appuntamenti elettorali ad Erdogan in occasione della campagna elettorale per le presidenziali in Turchia, mentre l’esecutivo di Ankara detiene nelle proprie carceri giornalisti con passaporto tedesco come Denis Yucel. E’ cambiato inoltre il contesto sportivo, con la Germania che ai mondiali di Russia è uscita inaspettatamente al primo turno, sconfitta dalla Corea del Sud.

Ma quel che è più cambiato è il contesto politico. E anche in questo caso il fenomeno non ci è sconosciuto. Anche in Germania, come da noi, la peggior destra ha imposto il tema dell’immigrazione al centro dell’agenda pubblica, strumentalizzandolo, e liberando gli istinti peggiori della pancia profonda del Paese. Che si sono riversati, in questa fase, contro Özil, mettendo in luce, tra le altre cose, anche il difficile e potenzialmente esplosivo rapporto con la comunità turca, che in Germania è composta da più di tre milioni di persone.

Tutto questo ha indotto Ozil a dire basta, a chiudere il suo rapporto con nazionale tedesca. Una resa che ha provocato una bufera, con tanto di accuse di razzismo rivolte al presidente della federazione calcio tedesca, Reinhard Grindel. Sulla vicenda è intervenuta anche Angela Merkel, che ha sottolineato stamane il suo “grande rispetto” per Özil e parlato di “un fantastico giocatore” scaricando ogni altra considerazione proprio sulla DFV. Una brutta storia, che ci racconta di come l’intolleranza e l’oscurantismo stiano provando a mettere l’Europa sotto scacco.

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