Roma, capitale della rabbia e della rassegnazione

Focus

Tra metro chiuse e assalto ai rom, la città ha perso la speranza e si è incattivita: non c’è più via di uscita?

La colpa è anche la mia, me ne rendo conto. E’ successo quando ho cercato di trovare una giustificazione per spiegare a due poveri ignari turisti perché non potevano scendere dalla metro alla fermata che desideravano. “Noi dobbiamo andare a via Sistina…”. “E vabbè vi fate una passeggiata, oggi è una bella giornata”. In questo scambio di battute c’è tutto il senso di rassegnazione e impotenza che caratterizza i cittadini romani: fra il sornione e l’ottimista a tutti i costi si cerca di sopravvivere.

“Non è la Svizzera” qualcuno ha detto. E in effetti non lo è mai stata. Ma non solo per la mancanza di efficienza e servizi o pulizia ma per la mancanza di mentalità dei cittadini che vivono la città ogni giorno. Perché in nessuna grande capitale del mondo si potrebbe pensare di chiudere tre stazioni focali della metropolitana, a tempo indeterminato, senza aver paura di incorrere in proteste. A Roma si può. Tutti sotto i baffi si lamentano, si arrabbiano e si incattiviscono, ma a testa bassa salgono in metro e si fanno i chilometri a piedi, perché tanto gli autobus non arrivano o sono strapieni. Oppure prendono la macchina e procedono a passo d’uomo tra imprecazioni e maledizioni, guardando fuori dal finestrino e riuscendo a vedere solo incuria e bruttezza. Con il Cupolone che ci guarda e il Papa che ci benedice.

Nel 2019, una città bloccata per la scarsa manutenzione di scale mobili: sembra una barzelletta o uno scherzo di cattivo gusto. Come si può non incattivirsi.

E infatti qualche giorno fa è uscito il rapporto, il World Happines Report, che ‘misura’ la felicità dell persone in una comunità. Giunto alla sua settima edizione cerca di capire quali sono i fattori che determinano la buona salute di una società. Al primo posto, con un costante aumento dal 2014, troviamo la Finlandia, poi Danimarca e Norvegia, seguiti dall’Islanda (che però ha ancora i dati non aggiornati al 2018). L’Olanda poi ha superato la Svizzera al 5° posto, mentre nei successivi tre posti troviamo gli stessi Stati dell’anno precedente (Svezia, Nuova Zelanda e Canada).

L’Italia si piazza al 36° posto. Non vogliamo sapere dove si piazzerebbe Roma. La causa? Il nostro Bel Paese sarebbe affetto da “sovranismo psichico”, con dei profili che possono sfociare nella paranoica caccia al capro espiatorio: cattiveria e rancore sono all’ordine del giorno. Basta leggere le cronache di oggi con l’assalto al ‘pane per i Rom’ a Torre Maura per capire a che punto di degrado sociale siamo arrivati. A questo bisogna aggiungere anche che uno dei parametri presi in considerazione dal Report è la percezione della corruzione. In Italia una persona su quattro crede che la corruzione sia naturale ed inevitabile. Fateci un giro sui mezzi pubblici di Roma e capirete quanto è vero. La frase che sentirete più spesso è “Tanto questi si mangiano tutto, so’ tutti uguali”. Questo basta a non dare stimoli per una riscossa sociale che servirebbe a tutto il Paese, non solo a Roma. Ma è possibile che non riusciamo neanche più ad immaginare un posto migliore in cui vivere?

Una soluzione semplice ed immediata non c’è ma bisogna cominciare a lavorarci. Sentire la Sindaca Raggi, spalleggiata in tv dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che straparlano di sabotaggi e complotti non può più far sorridere. Ci sono delle responsabilità. Ci sono delle mancanze e un’inadeguatezza della classe dirigente che non possono più essere ignorate. Ora c’è bisogno di reagire. O soccomberemo. Le alternative sono rimaste solo queste.

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