Midterm, i nuovi dem conquistano la Camera. Trump è “un’anatra zoppa”

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Il Senato, come previsto, rimane in mano repubblicana. E’ partita la corsa per le elezioni 2020

Per Donald Trump, i prossimi due anni da presidente degli Stati Uniti (augurabilmente gli ultimi) saranno anni da lame duck, anatra zoppa. Non potrà più godere, infatti, dell’appoggio della maggioranza repubblicana in entrambi i rami del Congresso americano. I democratici, come era previsto, hanno conquistato la Camera dei deputati, mentre il Senato, in cui si votava solo per il rinnovo di un terzo dei suo membri, rimane rosso (che in America è il colore che rappresenta i conservatori).

Si tratta di un grosso rovescio per Donald Trump. I democratici ora sono in grado di bloccare i progetti di legge a firma repubblicana e di tenere il presidente sulla graticola con indagini sulle sue opache finanze e sulle interferenze russe nelle elezioni 2016. Non è escluso inoltre che lancino un procedimento di impeachment. In gioco nel voto di ieri c’erano i 435 seggi della Camera (dove il mandato ha durata biennale) e 35 dei 100 seggi del Senato (dove invece si resta in carica sei anni; due di questi seggi, però, saranno occupati solo per due anni perché si tratta di elezioni speciali, necessarie per le dimissioni dei senatori in carica). 36 Stati su 50 hanno votato anche per eleggere il proprio governatore.

Quello dei democratici non è stato uno tsunami, ma l’onda blu, almeno alla Camera, c’è stata ed ha travolto tutti e 23 i seggi che dovevano essere strappati ai repubblicani: al termine dei conteggi, probabilmente, i dem riusciranno a guadagnarne almeno 35. Mentre non ce l’hanno fatta a imporsi nelle sfide chiave per il Senato, in Texas e in Florida. Nel primo caso Beto O’Rourke, l’Obama bianco, astro nascente del partito, ha sfiorato l’impresa ma ha dovuto cedere il passo a Ted Cruz, perdendo al fotofinish. Mentre nel Sunshine State Bill Nelson dopo un testa a testa si è dovuto arrendere all’ex governatore repubblicano Rick Scott.

Insieme a Beto non sono riuscite a sfondare le altre due superstar della campagna elettorale democratica: Andrew Gillum, che poteva diventare il primo governatore afroamericano della Florida, sconfitto dal falco Ron DeSantis, e in Georgia Stacey Abrams, aspirante prima governatrice nera nella storia Usa, che ha perso con il repubblicano Brian Kemp.

Tra le riconferme illustri al Senato, oltre a quella di Cruz, quella in Vermont dell’ex candidato dem alla Casa Bianca Bernie Sanders, quella in Massachusetts della possibile candidata nel 2020 Elizabeth Warren, quella in Virginia di Tim Kaine, ex candidato vicepresidente di Hillary Clinton.

Tantissime le new entry che fanno la storia, tutte tra i dem: a New York Alexandra Ocasio-Cortez con i suoi 29 anni diventa la più giovane a entrare in Congresso, Rashida Tlaib in Michigan e Ilhan Omar in Minnesota diventano le prime deputate musulmane, Sharice Davids in Kansas la prima nativa americana e Jared Polis in Colorado il primo governatore apertamente gay. La Casa Bianca minimizza e più che di un’onda blu dei dem parla di “un’increspatura”, sottolineando come l’agenda del presidente non cambierà. Ma in casa democratica, nonostante la delusione per qualche risultato mancato, c’è aria di rivincita. E nelle prossime settimane di fatto partirà la corsa per il 2020.

 

 

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