Sea Watch 3, migranti finalmente liberi

Focus

Forzando il blocco la capitana Carola Rackete ha portato in salvo i migranti. Una volta in porto è stata arrestata con l’accusa di resistenza o violenza contro nave da guerra

Ore 1.50 del 29 giugno, Carola Rackete la capitana tedesca della Sea Watch 3 decide che è il momento di far sbarcare i migranti a bordo della nave. Senza autorizzazione e conscia delle conseguenze del suo gesto attracca la nave al porto di Lampedusa. Un gesto d’umanità nei confronti di 40 persone stremate da 40 giorni in mare.

Un gesto che va contro la propaganda salviniana, e così la capitana un’ora dopo l’attracco è portata via in manette. Ha barattato la sua libertà con quella dei 40 migranti finalmente liberi di toccare terra.

Una motovedetta ha provato ad impedire alla nave di entrare in porto, ma ha desistito. Quando la capitana ha concluso la manovra si è affacciata sul ponte di comando ed è stata accolta da un lungo applauso di circa un centinaio di persone arrivate sul molo. Tra loro attivisti di Sea Watch, Pietro Bartolo medico dell’isola ed europarlamentare del Pd,  don Carmelo parroco di Lampedusa, e le persone che avevano solidarizzato in questi giorni con la Sea Watch dormendo sul sagrato della chiesa.

L’accusa per la capitana

L’accusa per Carola Rackete è di “resistenza o violenza contro nave da guerra”, reato che prevede una pena da tre a dieci anni. I finanzieri le contestano anche il tentato naufragio a proposito della manovra di attracco, ma saranno i magistrati a decidere. Secondo il deputato del Pd Gennaro Migliore, che è entrato nella caserma della Finanza, la capitana si trova nella stanza del comandante visto che la caserma non ha una cella di sicurezza.

La comandante della Sea Watch 3 si è scusata ai finanzieri dopo il suo arresto. Gli investigatori gli hanno notificato gli atti che la riguardavano ed è in quei momenti che la donna si è rivolta a loro chiedendo scusa e ammettendo di aver commesso un errore. Durante la sua permanenza in caserma, Carola non è stata sentita. L’interrogatorio di garanzia è previsto, come detto dall’avvocato di Sea Watch Leonardo Marino, nei prossimi giorni.

Ora è agli arresti domiciliari ad un indirizzo che lei stessa ha indicato a Lampedusa. Ci rimarrà almeno fino a lunedì, quando potrebbe comparire davanti al giudice delle indagini preliminari di Agrigento chiamato a convalidare l’arresto in flagranza di reato eseguito questa notte a Lampedusa dalla Guardia di finanza dopo che la comandante della Sea-Watch, forzando l’alt imposto dalle autorità, ha portato la nave fino alla banchina.

Orfini: “Ora i migranti pronti ad una nuova vita”

Sulla nave negli ultimi giorni è rimasta la delegazione di deputati composta dai dem Graziano Delrio, Matteo Orfini, Davide Faraone, dal deputato di +Europa Riccardo Magi e dal leader di la Sinistra Nicola Fratoianni. E’ Matteo Orfini con un lungo post Facebook a raccontare i momenti dello sbarco seguiti in prima persona: “I migranti sono sbarcati finalmente. Dopo 16 giorni. Carola Rackete, la capitana della #seawatch è stata arrestata durante la notte, in favore di telecamere, tra la folla e le sirene accese. Le si contesta la manovra con cui ha forzato il blocco. Attendiamo il processo come è giusto che sia ma io una cosa posso dirvela: quei 42 migranti io li ho visti, ci ho parlato.

Non potevano rimanere su quella nave un secondo in più. La situazione era insostenibile. Per giorni si è promesso uno sbarco imminente. Per giorni si è mentito. Quando stavamo a bordo abbiamo ripetutamente avvertito il governo, sollecitando a sbloccare una situazione che stava diventando esplosiva.

Ogni volta abbiamo ricevuto rassicurazioni, ma poi nulla accadeva. Il governo ha scelto di far crescere la tensione, ha scelto di giocare una partita squallida sulla pelle di 42 esseri umani. C’era l’accordo per la redistribuzione dei migranti, eppure non sono stati fatti sbarcare “in 5 minuti” come aveva promesso Salvini. Sarebbero ancora sulla nave se la Sea Watch non avesse forzato.

Abbiamo a che fare con gente così, persone che non si fanno scrupoli a giocare con la vita delle persone, a creare pericolo e insicurezza per poi specularci sopra.Per questo abbiamo scelto di salire su quella barca. Per questo abbiamo detto che non saremmo scesi finché l’ultimo migrante non fosse sbarcato.

Così abbiamo fatto. Ora i migranti sono a terra, accolti da personale preparato. E pronti a cominciare una nuova vita. Noi siamo abbastanza stanchi. Abbiamo fatto il nostro dovere, niente di più. E siamo pronti a rifarlo. La battaglia su questi temi sarà sempre difficile e dura. Ma non possiamo rinunciare a farla, tutti insieme”.

Delrio: “Perché non li hanno fatti sbarcare prima?”

Il capogruppo dem alla Camera, spiega come sono andati i fatti: “Già ieri sera la capitana voleva entrare, ma le abbiamo chiesto di aspettare che il governo trovasse Paesi disponibili ad accogliere i migranti. Ora quegli accordi ci sono, ma nessuno ha dato l’autorizzazione allo sbarco. La situazione era diventata troppo critica, quindi la capitana Carola ha preso questa decisione”.

E poi sulla decisione di arrestare la capitana: “L’autorità giudiziaria farà il suo corso e stabiliranno i giudici se la capitana ha davvero commesso un reato. In caso di stato di necessità si possono anche violare le leggi. Il capitano è responsabile dell’incolumità di tutte le persone che sono a bordo, va rispettata la sua scelta, come il percorso che farà la giustizia”.

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli