Milan, misteri cinesi e soldi off shore

Focus

La data del closing per la cessione alla Sino-Europe continua a slittare e ignoti restano i nomi che compongono la cordata

«Oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…», cantava Giorgio Gaber. Parlava di rivoluzione, ma certo le sue parole sembrano calzare a pennello alla cessione del Milan al consorzio Sino-Europe Sports Investment (SES). Una telenovela che si trascina da mesi e che da mesi vede allontanarsi all’orizzonte il suo finale, con un closing contrattuale già slittato almeno tre volte e adesso calendarizzato fumosamente fra fine febbraio e inizio marzo. Difficile dire se sarà la volta buona per l’inizio dell’era del Milan cinese, di sicuro per ora c’è che nelle casse della Finivest sono già stati versati, come caparra in due tranche, 200 dei 520 milioni di euro totali pattuiti per il passaggio alla Sino-Europe Sports Investment del 99,93% del capitale azionario rossonero.

Un elemento che dovrebbe rassicurare sulla solidità dell’affare ma che, invece, paradossalmente rende ancora più misteriosa e indecifrabile una vicenda su cui analisti finanziari e giornalisti esperti del settore sembrano nutrire sempre più dubbi. E non soltanto per la nebbia indecifrabile che cela i nomi dei supposti investitori che comporrebbero la cordata guidata dal misterioso finanziere Yonghong Li.

L’ultimo enigma, scoperto proprio in queste ore, ruota attorno alla seconda parte della caparra versata dagli investitori cinesi ad inizio dicembre assieme all’annuncio dell’ennesimo slittamento dell’operazione dovuto, è stata la versione ufficiale, alla difficoltà di chiudere le pratiche burocratiche per le autorizzazioni per esportare dalla Cina i capitali necessari ad acquistare il Milan.

Soldi che, vale la pena ripeterlo, Fininvest ha messo in cassa e che resterebbero nei conti della holding della famiglia Berlusconi anche in caso l’affare con la Cina sfumasse sul rettilineo conclusivo. Secondo una ricostruzione, non smentita, fatta dal sito specializzato “Calcio e Finanza”, i 100 milioni della seconda caparra per l’acquisto del Milan proverrebbero dalle Isole Vergini Britanniche, un piccolo arcipelago non molto lontano da Porto Rico, famoso per essere uno dei più aggressivi paradisi fiscali al mondo.

Il viaggio di questi soldi, 102 milioni per l’esattezza, inizia da Tortola, località delle Isole Vergini, dove la “Willy Shine International Holding”ha concesso il prestito (ammontare da 830 milioni di dollari di Hong Kong) alla “Rossoneri Champion”. Quest’ultima è una società veicolo della “Rossoneri Sport Investment”, con sede ad Hong Kong, che al momento del closing dovrebbe diventare la holding di riferimento per SES nel controllo del Milan. A garanzia del prestito, la “Willy Shine International Holding” ha ottenuto un contratto di pegno sull’intero capitale di “Rossoneri Champion”, che però ha un capitale sociale di soli 12.000 euro.

Secondo i documenti pubblicati da “Calcio e Finanza” le firme in calce ai documenti che certificano il passaggio di denaro sono di Ren Yubing per la società delle Isole Vergini, mentre per la “Rossoneri Champion” è di Chen Huasan, amministratore delegato della società e molto vicino a Yonghong Li, l’uomo a capo della cordata cinese. «Tuttavia, secondo fonti vicine alla trattativa -chiosa Calcio e Finanza – i capitali utilizzati per pagare la caparra sono integralmente di Sino-Europe Sports Investment».

Nuovi misteri, insomma, che vanno ad aggiungersi a quelli che circando le identità degli investitori che comporrebbero la cordata cinese futura proprietaria del Milan. «Purtroppo, non potremo dare ulteriori informazioni su questo tema fino al closing e ciò anche in considerazione che tale disclosure anticipata potrebbe complicare il già delicato processo per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie al completamento dell’operazione stessa – aveva spiegato a dicembre in una interevista concessa all’Ansa Yonghong Li, Presidente di Sino-Europe – Inoltre, SES ha assunto obblighi di confidenzialità nei confronti di molti degli investitori e l’impegno di alcuni di essi è subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni governative.

Per tutti questi motivi, siamo tenuti a comunicare la compagine definitiva non prima del closing. Ad ogni modo, in conformità a quanto previsto dagli accordi, abbiamo fornito alla Fininvest in via riservata l’elenco degli investitori e la aggiorniamo costantemente sull’evoluzione della procedura di approvazione». Uno spiraglio, seppur minimo, arriverebbe proprio dai documenti pubblicati da “Calcio e Finanza”: fra i destinatari dello scambio di mail relativo all’operazione per il pagamento della seconda rata della caparra, infatti, compare anche una casella di posta elettronica riconducibile alla China Huarong, una società finanziaria cinese operante nell’asse management che capitalizza 14 miliardi di euro.

Nel frattempo, in questo limbo fra la firma sui contratti di cessione e il closing dell’operazione, il Milan viaggia a vista su una gestione in coabitazione fra i nuovi proprietari cinesi e Silvio Berlusconi. Col risultato che di soldi per il mercato invernale non ce ne sono ed è tutto di nuovo fermo, più o meno come in estate quando il closing era dato per imminente e si vagheggiavano tesori milionari da spendere nella finestra trasferimenti di gennaio. Sono passati mesi, ma la situazione è ancora bloccata. L’unica novità i 100 milioni finiti nelle casse di Fininvest dai paradisi fiscali delle Isole Vergini e versati da non si sa bene chi.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli