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Milano insegna: si può dire no

Dunque Milano ha risposto come Milano sa rispondere. In tanti, civilmente, ciascuno con le proprie bandiere – anche senza bandiere. Anche oggi, scandendo un pacifico ma fermo no ai due capi della destra europea Salvini e Orban, Milano è stata la capitale morale del Paese.

In questa “giornata particolare” (ricordate il film di Scola? Salvini e Orban non sono Mussolini e Hitler, ma ogni epoca ha i suoi mostri) la sinistra non è stata a guardare.

Si può fare, allora. Si può dire di no. La lezione forse più importante che viene da piazza San Babila è che non è affatto vero, come da mesi martellano media, editorialisti, sociologi, politicanti, che tutta l’Italia è con Salvini. Che la sinistra è un cane morto. Che manifestare è una pantomima novecentesca.

La verità è che dopo lo smarrimento – che non è certo superato – ti torna la voglia di protestare contro che brandisce gli spauracchi e le paure per instaurare un ordine antico, di destra, antidemocratico, antieuropeo. Ma qualcosa è scattato. Un qualcosa che non dovrà ora disperdersi. Mobilitarsi, dunque, è ancora una volta l’arma vera a disposizione di chi intende difendere le caratteristiche di civiltà delle nostre società europee.

Per un giorno, a Milano ha vinto la politica, non il politicismo “romano”. E i due sovranisti avranno dovuto chiudere bene le finestre, per non sentire il rumore della democrazia.

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