Milleproroghe, passa la fiducia. Il Pd: “Daremo battaglia in Senato”

Focus
Camera, Palazzo Montecitorio

Si andrà avanti tutto il giorno con la discussione sul decreto con l’ostruzionismo dei dem. E anche in Senato il Partito democratico promette opposizione dura

Passa la fiducia al Milleproroghe a Montecitorio; 329 sì, 21 in meno rispetto alla fiducia al governo Conte lo scorso 6 giugno. Una fiducia definita ieri illegittima dall’opposizione che ha occupato l’aula in forma di protesta contro le modalità usate per chiederla. L’ok dal Cdm era arrivato, infatti, il 24 luglio cioè prima che venisse pubblicato in Gazzetta e firmato dal presidente della Repubblica. C’è anche un problema formale: il testo che è approdato alla Camera è sostanzialmente cambiato rispetto a quello approvato a luglio (basti pensare alla questione vaccini sulla quale il governo ha cambiato idea più volte). Nonostante le proteste e l’occupazione dell’aula da parte dei parlamentari del Pd, per il presidente della Camera Fico la questione di fiducia è legittima, si può procedere.

Ma rimangono comunque le due questioni più problematiche del Milleproroghe – il bando periferie e i vaccini – e su quelle il Pd continua la battaglia. Sul primo oltre ai parlamentari, in prima fila i sindaci di tutta Italia e l’Anci contro la decisione unilaterale del governo di tagliare oltre un miliardo di fondi destinati dal precedente esecutivo ai Comuni per le periferie. E al momento non c’è niente di concreto che arriva da Palazzo Chigi, ma solo la promessa di Conte di affrontare la questione in un altro provvedimento. Quale? Non è dato sapere. Il problema è che diversi Comuni hanno già avviato i progetti e aspettano di recuperare i fondi dal governo, mentre altri progetti non potranno vedere la luce. E ora i sindaci promettono di fare ricorso e il presidente dell’Anci Antonio Decaro ha dato un ultimatum di dieci giorni al governo.

Non meno grave la questione vaccini. Il governo sul tema ha proceduto senza un’idea chiara, cambiando più volte idee, procedendo con decisioni, retromarce e poi retromarce di retromarce per tornare alla decisione iniziale, la peggiore: prorogare di un anno, quindi a marzo 2019, l’autocertificazione delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola.

Il provvedimento contiene “risposte sbagliate a provvedimenti reali – ha detto il deputato dem Marattin in aula – fa forse, se possibile, una cosa ancora più grave, come proverò a dimostrare: mina la credibilità e la fiducia dell’azione di Governo e delle istituzioni nei confronti degli attori sociali e politici del nostro Paese”. Secondo il parlamentare dem ci sono temi che vanno sottratti allo “scontro politico” soprattutto se portato avanti “per ottenere o massimizzare consenso”, soprattutto se si tratta di intaccare una legge che garantisce “la salute pubblica e quella dei nostri bambini”. E sulle periferie Marattin chiede: “Come facciamo a credervi quando dite che sulle periferie oggi intanto togliete i soldi e poi ci penserete, quando in quest’Aula, durante la discussione del decreto Di Maio, vi eravate formalmente e politicamente impegnati ad approvare, in questo provvedimento, una serie di misure sul terremoto, che invece non avete approvato?”.

Il governo si è messo a riparo dall’ostruzionismo dell’opposizione con la tagliola prima e la fiducia poi, ma non dalla discussione successiva: si profila infatti una lunga maratona notturna fino al voto finale con tutti i deputati pd iscritti a parlare sugli ordini del giorno. E anche in Senato – dove il Milleproroghe approderà il 19 settembre – il Pd promette opposizione dura sui contenuti, anche usando metodi simili ai colleghi di Montecitorio. “Se ci saranno eccessi da parte della maggioranza, noi siamo pronti a ribellarci con tutti gli strumenti a disposizione”, anticipa il capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci. Più cauto Luigi Zanda: “Siamo tutti d’accordo sul fatto di fare un’opposizione rigorosa. Dico solo che non dobbiamo smarrire la nostra linea di condotta: servono di più i contenuti, che i cartelli in aula per mettere in difficoltà la maggioranza”. In ogni caso il Pd c’è e anche in Senato darà battaglia. Anche lì la tensione sarà altissima.

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