Milleproroghe in aula senza discussione, il Pd occupa la commissione Affari costituzionali

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Prosegue la battaglia dem al decreto che toglie fondi alle periferie e proroga di un anno le autocertificazioni per i vaccini

Alla faccia del confronto democratico, il Milleproroghe si avvia verso l’approvazione (scontata è la richiesta di fiducia visto che il dl scade il 23 settembre) e anche in Senato verrà approvato senza uno straccio di discussione: è stato infatti fatto tutto il possibile per evitare il confronto e andare direttamente al voto di Palazzo Madama. È stato tolto il tempo di formulare gli emendamenti, vanificato il lavoro della commissione bilancio con un uso improprio dell’articolo 81 della Costituzione e troncata la discussione in commissione Affari costituzionali con la decisione di andare in aula senza relatore.

I dem hanno deciso di portare avanti la protesta iniziata dai parlamentari pd a Montecitorio, con interventi a raffica e centinaia di proposte di modifica al decreto in commissione Affari costituzionali. “C’è stato il mutismo più totale del governo e della maggioranza in commissione – ha spiegato il capogruppo dem in prima commissione Dario Parrini a Democratica – non hanno mai preso la parola e non sono entrati mai nel merito; noi abbiamo fatto in due giorni 67 interventi di merito con una discussione di oltre dieci ore, ma non è mai stato possibile avere un confronto con la maggioranza”.

I Senatori PD occupano la prima Commissione del Senato contro il Milleproroghe

I Senatori PD spiegano i motivi per cui hanno poco fa deciso di occupare la prima Commissione del Senato contro il Milleproroghe.Dario Parrini: "per dare battaglia contro il decreto "MilleSchifezze" che attacca il diritto alla salute dei bambini, il diritto all'istruzione e scippa quasi 2 miliardi di euro ai Comuni che sarebbero stati spesi da qui ai prossimi mesi per opere pubbliche utili".

Pubblicato da Partito Democratico su Mercoledì 19 settembre 2018

Su un decreto, poi, che presenta più di un problema. “Con questo decreto si commettono tre attentati alle periferie, alla salute dei bambini e ai provvedimenti per i terremotati”. E in più si toglie tempo all’opposizione per discutere nel merito le questioni. Almeno tre sono quelle che dovrebbero essere modificate. Intanto quella legata al taglio di oltre un miliardo dei fondi per le periferie, una decisione unilaterale del governo che rompe un accordo raggiunto con Gentiloni e che mette in seria difficoltà i Comuni che avevano già avviato i progetti e si sono visti sottrarre i fondi dall’oggi al domani. Poi il tema dei vaccini, su cui i gialloverdi hanno deciso di non decidere, introducendo nel decreto una proroga di un anno dell’autocertificazione (una misura che nella legge Lorenzin doveva essere temporanea per non appesantire la burocrazia di Asl e scuole). E infine il tradimento dei terremotati con il respingimento degli emendamenti che puntavano a prorogare misure tese ad alleviare le difficoltà in cui continuano a trovarsi cittadini ed imprese nelle terre del cratere.

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