Il ministro dell’Interno minaccia la “piazza” (ma non siamo in Venezuela)

Focus

Maroni non l’avrebbe mai fatto. Se vuole aizzare la sua gente lo faccia da segretario della Lega, da ministro non può

Dunque, i “pieni poteri” ha capito che non li avrà. Salvini è entrato del tunnel della sconfitta in modo paranoico e ora passa alle minacce. Evoca la piazza. “Tenete il telefono acceso. Perché se ci sarà da scendere in piazza per salvare l’Italia, la libertà e la democrazia ci saremo”, ha gridato nel microfono al comizio alla Versiliana (che un volta era un appuntamento civilissimo).

Il problema di cui il caporione leghista non si rende conto è che lui è tuttora (anche se si spera per poco) il ministro dell’Interno, un tempo chiamato il ministro di Polizia perché effettivamente detiene il comando delle forze dell’ordine, peraltro sovente da lui utilizzate come guardia personale – il riferimento alla storia dell’acquascooter della polizia è voluto.

Siamo davanti al titolare dell’ordine pubblico che aizza la piazza. Può farlo in quanto segretario del suo partito, non può farlo come ministro dell’Interno. Roberto Maroni non l’avrebbe mai fatto. Qualcuno lo fermi, o gli ricordi che non siamo a Caracas ma in Italia,

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