Fermate le macchine

Focus

Il momento è molto grave: bisognerebbe fare una scelta di generosità e unitaria

Quello che sta avvenendo nel Pd è una cosa enorme. Che squaderna e sintetizza tutti i problemi accumulatisi negli anni. Si è scritto di “eutanasia di un partito”: e per davvero stavolta il rischio è mortale. Chi segue le vicende del Pd e dei partiti da cui nacque non ricorda un momento così drammatico. Però il Pd è grave ma non è morto: e c’è persino chi ritiene che a questa crisi possa seguire una maggiore chiarezza d’intenti, come quelle malattie superate le quali l’organismo si trova a essere inaspettatamente rafforzato.
Tutto è in forte accelerazione, e sarebbe il caso che ognuno facesse un ulteriore passo nella direzione della chiarezza. Vale per tutti. Intanto prima che la casa bruci bisognerebbe assumere subito qualche decisione. A nostro modesto avviso, due sono le strade che si parano davanti al Pd.

La prima ipotesi

La prima è fermare le macchine, e farlo adesso prima che la campagna congressuale vera e propria sia iniziata. Tutti i dirigenti, i gruppi parlamentari, i dirigenti locali, dovrebbero dichiarare uno stop, guardarsi negli occhi e chiedersi se è davvero utile proseguire con un congresso che è diventato un’altra cosa. Si pensi solo alla questione del renzismo: chi non vede che va aperta una nuova discussione su quello che il Pd è stato in questi anni ed è tuttora? Dunque, fermare la macchina congressuale e contemporaneamente darsi una nuova struttura dirigente unitaria che guidi il partito nella convulsa e pericolosa fase politica attuale.

La seconda ipotesi

La seconda strada è nelle premesse simile alla prima. Si tratterebbe di riunire i gruppi dirigenti e decidere unitariamente di eleggere un segretario per meglio affrontare la battaglia di opposizione e guidare la campagna elettorale per le elezioni europee. Il nuovo segretario scelto all’unanimità dovrebbe poter contare su un presidente di garanzia autorevole nel Pd e fuori. Poi si potrebbe valutare se tenere comunque le primarie per una legittimazione popolare del nuovo segretario.
In entrambi i casi – lo sottolineiamo ancora – tutto andrebbe deciso all’unanimità. Sarebbe il segnale della volontà di andare avanti tenendosi stretto il Pd comprendendo che non è il caso di minimizzare. Non sarebbe davvero poco.

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