Minniti si candida alla segreteria PD

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Marco Minniti ph Benvegnu Guaitoli-Imagoeconomica

L’annuncio con un’intervista a Repubblica. “Il tema è come salvaguardare il progetto riformista. Connettere il riformismo al popolo. C’è stata una rottura sentimentale con i nostri elettori. Questa è la sfida del Congresso. Io non cerco scorciatoie”

Marco Minniti si candida per la segreteria del Pd. È lo stesso ex ministro dell’Interno ad annunciarlo in un’intervista al giornalista Claudio Tito su Repubblica.

Così Minniti motiva la sua scelta: “Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa”, aggiungendo di non essere il candidato di una parte, di una componente.
Io non sono lo sfidante renziano. In campo c’è solo Marco Minniti”: sottolinea il parlamentare dem, e quando il giornalista lo incalza, dicendogli che la sua candidatura è definita ‘renziana‘, Minniti mette in evidenza due cose.

Primo, il fatto che 550 sindaci hanno firmato un appello affinché si candidasse, quindi, rivendica, “rappresento questa parte del partito e non un equilibrio correntizio. Se non ci fosse stata questa richiesta da parte di tanti eletti, non mi sarei reso disponibile”.

Secondo, il suo atteggiamento verso l’ex presidente del Consiglio. “Essendo stato tra chi non ha esagerato nel lodarlo quando era al potere – dice di se stesso Minniti – non ho alcun bisogno di prenderne le distanze. Renzi ha perso e si è giustamente dimesso assumendosi responsabilità che vanno anche oltre le sue. Il tema ora non è più questo, ma come salvaguardare il progetto riformista. Connettere il riformismo al popolo”.
So bene – precisa ancora l’ex ministro nell’intervista – che le scorse elezioni sono state più di una sconfitta. C’è stata una rottura sentimentale con i nostri elettori. Questa è la sfida del Congresso. Io non cerco scorciatoie”.

E chiude la conversazione con Claudio Tito con una risposta a metà fra l’aneddoto e la promessa: “Quando stavo nel Pci, un leader di allora mi diceva: i capi scelgono come successore uno più coglione di loro e la chiamano continuità. Poi a volte si sbagliano e scelgono uno più intelligente e allora lo chiamano rinnovamento. Ecco, io voglio il rinnovamento”.

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