Minniti: “Roma obiettivo della campagna del terrore”

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Il ministro dell'Interno Marco Minniiti

Il ministro degli Interni dopo le indagini di questi ultimi giorni: “In Rete è ripresa con forza la propaganda dell’Isis e invita  a guardare Roma come obiettivo fortemente simbolico della campagna del terrore”

La scoperta della scuola del jihad a Foggia e l’arresto, a Torino, del giovane Elmahdi Halili, autore di documenti di propaganda dell’Isis, sono solo gli ultimi accadimenti che gettano un’ombra inquietante sulla sicurezza del nostro Paese. Per settimane sembrava che l’incubo terrorista fosse scomparso dalle prime pagine dei giornali, impegnati dietro ad altre priorità. Ma ora gli arresti delle ultime ore hanno imposto un nuovo ordine alle notizie che occupano i nostri quotidiani.

La minaccia jihadista

A parlare del pericolo terroristico è il ministro dell’Interno Marco Minniti intervistato da Carlo Bonini su Repubblica. Il suo commento agli ultimi fatti non è affatto rassicurante. «La realtà scoperchiata a Foggia e che sarà ancora più chiara nelle prossime ore, – dice – dicono che la minaccia del terrorismo islamico non solo è cogente e costante, ma ci accompagnerà per un periodo non breve. E sottolineo, non breve». Le parole del ministro uscente sono particolarmente preoccupanti, anche se non è solito alimentare allarmismi ingiustificati. Questa volta, però, è diverso. «Da almeno quattro, cinque mesi, in Rete è ripresa con forza la propaganda dell’Isis – spiega Minniti – e invita  a guardare Roma come obiettivo fortemente simbolico della campagna del terrore».

Il lavoro in continuità

Il problema che si pone in questo frangente è l’instabilità politica che il voto del 4 marzo ha restituito. La formazione di un nuovo governo non sembra ancora all’orizzonte ma la minaccia terroristica esige attenzione costante.  Su questo punto Minniti rivendica il lavoro fatto e si augura che «si prosegua su una strada che ha immaginato la nostra sicurezza nazionale come un sistema di politiche integrate che tengono insieme la prevenzione, il governo dei flussi migratori, e la questione dell’Africa centrale e settentrionale come parti inscindibili».

Il modello italiano

Quando gli ricordano che le sue politiche hanno diviso un pezzo della sinistra e sollecitato critiche dell’opinione pubblica internazionale, Il ministro dell’Interno non rinuncia a difendere il suo operato: «Se sedici mesi fa qualcuno avesse detto che avremmo avuto la presenza dell’Unhcr o dell’Oim sulle coste libiche, che il nostro Paese avrebbe inaugurato un corridoio umanitario, che aiuti italiani avrebbero raggiunto la città libiche sin lì governate da trafficanti di esseri umani, che sarebbero calati arrivi e morti in mare, che il nostro modello di prevenzione avrebbe dimostrato che il prezzo da pagare non è stata una condizione di eccezione allo stato di diritto, forse pochi ci avrebbero scommesso».

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