Molestie sessuali nelle università: dal Cile una lezione universale

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Mobilitazione donne cile

Tra le rivendicazioni delle studentesse, oltre alla rapida risoluzione dei casi di molestia e abuso sessuale, c’è l’elaborazione di un protocollo unico per le denunce in ambito educativo e accademico

Un paese occupato dalla presenza politica, “dal basso”, delle donne. È partito tutto in aprile, dalla protesta delle studentesse di diritto dell’Università del Cile contro l’inchiesta che ha toccato un professore, già Presidente del Tribunale Costituzionale, reo di aver molestato sessualmente una studentessa, sua assistente ed aver subito un procedimento interno all’Università lento e culminato con una blanda sanzione per “violazione della correttezza amministrativa”, perché i regolamenti universitari non prevedono tutele in caso di molestie sessuali.

Pochi giorni prima una protesta analoga è sorta grazie alle coraggiose studentesse dell’Austral University di Valdivia a causa della mancata rimozione di un professore della facoltà di Scienze accusato di “molestie gravi” da parte di una funzionaria dell’istituto.
E anche all’Università Cattolica di Valparaiso episodi di misoginia da parte dei docenti sono quasi all’ordine del giorno; “Siete qui per cercare marito, non per studiare diritto” si sentono ripetere le studentesse a lezione. Ne è seguita un’ondata femminista che ha occupato 22 Atenei e altrettanti licei, bloccando attività accademiche e didattiche con l’occupazione delle istituzioni per rivendicare cambiamenti radicali. 150000 persone in piazza il 16 maggio e il 6 giugno grande sciopero generale delle donne. Un paese sotto scacco dalla più grande mobilitazione femminista della storia cilena.

Tra le rivendicazioni delle studentesse, oltre alla rapida risoluzione dei casi di molestia e abuso sessuale; c’è l’elaborazione di un protocollo unico per le denunce in ambito educativo e accademico; la conversione dei licei pubblici in scuole miste (oggi divise in base al sesso); l’educazione sessuale non sessista; una formazione specifica per studenti, docenti e funzionari delle università; l’approvazione di protocolli interni per sradicare il maschilismo dall’educazione universitaria, con sanzioni per molestie e abusi sessuali, e assistenza psicologica per le vittime.
A questa onda nata sulla scorta del movimento #MeToo il nuovo governo cileno di centrodestra di Sebastian Pinera non è potuto rimanere indifferente.

E in Italia? Beh, l’accademia, si sa, è un ambiente estremamente gerarchico, dove gli ordinari sono per l’80% uomini con il potere di determinare il destino di dottorande, ricercatrici e giovani colleghe, spesso precarie. Questo colloca il nostro Paese al terzultimo posto in Europa per parità di genere in Università. Questa subordinazione in ambito accademico porta alla vulnerabilità e lascia spazio alle odiose molestie. Facciamo tesoro della lezione del Cile.

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