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Patto Di Maio-Salvini. Molteni presidente della commissione Speciale

Le indiscrezioni di ieri parlavano di Giancarlo Giorgetti presidente della commissione Speciale della Camera. Oggi l’annuncio della Lega, sarà Nicola Molteni, sempre leghista, il presidente. A deciderlo sono stati il leader del M5s Luigi Di Maio e quello leghista Matteo Salvini dopo una telefonata. Continua così la spartizione dei posti tra i due leader che al di là delle dichiarazioni rilasciate alla stampa, o in alcune iniziative di partito, continuano ad andare d’amore e d’accordo.

La nota congiunta di Lega e M5s

Luigi Di Maio e Matteo Salvini – si apprende in nota congiunta di Lega e M5S – si sono sentiti oggi al telefono e con spirito di collaborazione per rendere operativo il Parlamento al più presto, hanno concordato di votare domani alla presidenza della commissione speciale della Camera il deputato della Lega Nicola Molteni.

M5s e Lega affossano la riforma carceri

Che ci sia un’affinità programmatica tra i due partiti si capisce anche dalla decisione presa dalla conferenza dei capigruppo alla Camera di non esaminare la riforma dell’ordinamento penitenziario, varata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando sul finire della scorsa legislatura. Una riforma chiesta a gran voce da molti operatori del settore giustizia, tra cui dall’Unione delle camere penali, che oggi rivolge “un appello ai deputati affinché venga immediatamente inserito all’ordine del giorno della Commissione speciale lo schema di decreto sulla riforma dell’ordinamento penitenziario, consentendo finalmente che almeno parte della delega diventi legge”.

Martina: “Accordo spartitorio dell’ennesima poltrona”

A commentare l’accordo tra il leader leghista e il numero uno del M5s è il segretario del Pd Maurizio Martina: “Salvini e Di Maio comunicano su carta intestata comune Lega e 5 Stelle l’accordo spartitorio dell’ennesima poltrona: quella della presidenza della Commissione speciale alla Camera, dopo aver già fatto la stessa cosa al Senato. Tutto questo mentre il Paese rimane appeso ai loro litigi sulle prospettive di governo”.

 

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