I conflitti politici dietro la partita inaugurale del Mondiale 2018

Focus

Se doveva vigere il principio di non belligeranza, perlomeno in un torneo calcistico, c’ha pensato la sorte a decidere il contrario

Una delle prime reazioni all’esclusione dell’Italia ai mondiali del 2018 è stata gufare qualche nazione che vivesse una situazione di instabilità politica. Così ci siamo chiesti quali conflitti nascondano i gruppi dei mondiali.

Se doveva vigere il principio di non belligeranza, perlomeno in un torneo calcistico, c’ha pensato la sorte a decidere il contrario. La vulnerabilità della morale quindi si scontra con i dettami del caso: andate a dire ad Albert Camus che il calcio non sia una metafora della vita.

GRUPPO A – Russia, Arabia Saudita, Egitto, Uruguay 

Russia – Arabia Saudita 

Era difficile non trovare una nazione che non avesse qualche rapporto conflittuale con la Russia ospitante. Il caso dell’urna però, ha voluto che la partita inaugurale fosse Russia – Arabia Saudita ovvero il nocciolo delle problematiche mondiali nel Medio Oriente (forse il nocciolo era Iran – Arabia Saudita, ma non sarebbe uscita per nessuna congiunzione astrale). Sappiamo che il caso, da un punto di vista epistemologico, sia un evento davanti al quale noi esseri umani non possiamo darci un significato completo ma sì che possiamo prenderne atto e agire di conseguenza. Magari schierarci pure.

La nazione ospitante, qualificata di diritto, è una delle più attive nel contesto geopolitico mondiale. È ritornata ad esercitare quell’influenza che l’Unione Sovietica possedeva da quando Vladimir Putin è diventato presidente della Russia. L’Arabia Saudita, stato (ovviamente secondo le categorie occidentali di stato moderno) di origine abbastanza recente, nel 1938 viene chiaramente trasformato dalla scoperta del petrolio nel paese. Da quel momento ha avuto un motivo in più per dir la sua nello scacchiere mediorientale. È la patria dei grandi terroristi postmoderni nonché culla del wahhabismo corrente integralista del pensiero islamico.

All’interno del groviglio politico che vive il Medio Oriente si è affacciata la Russia con i suoi bombardamenti al fianco dell’alleato Bashar al-Assad nel settembre del 2015 e con i boots on the ground dei suoi militari musulmani ceceni a Palmira. In Siria, i sunniti dell’Arabia Saudita hanno chiari interessi a favore della destabilizzazione del governo dell’alawita (ramo dell’islam sciita) Bashar al-Assad (secondo alcuni report giornalistici fornirebbero anche armi ai miliziani di ISIS).

La guerra in Siria, come quella in Yemen o in Iraq, non sono altro che pedine di una guerra fredda che viene combattuta tra Iran ed Arabia Saudita e quindi anche da Russia (alleato dell’Iran) e Stati Uniti (alleato dell’Arabia Saudita).

Ma la partita tra le due nazioni è molto più grande, gli interessi tra i due stati produttori di petrolio sono numerosi. Quest’anno i presidenti dei due paesi si sono riavvicinati firmando un pacchetto di accordi bilaterali su petrolio ed armi. L’Arabia Saudita ha accettato di investire miliardi di dollari in progetti energetici russi ed i russi, invece, hanno siglato un accordo per la consegna di scudi missilistici ed altre tipologie di armi. Ci sono ancora delle sanzioni sulla testa degli arabi da parte dei russi e resta difficile parlare di abbassamento della tensione tra i due stati (specialmente vedendo come siano mutevoli le situazioni politiche nei paesi mediorientali).

C’è uno spiraglio di pace? Robert Fisk, bravissimo giornalista dell’Independent che si occupa di Medio Oriente, raccontava in un lungo articolo di quando, nel corso di un incontro tra Arabia Saudita e Russia, i funzionari russi chiesero all’Arabia Saudita di partecipare alla ricostruzione della Siria (una volta che il conflitto fosse finito). La Russia farebbe la ricostruzione e l’Arabia Saudita la pagherebbe.

La tendenza ad un’aggressività nel campo politico non ha un riflesso nel campo di gioco. Le due nazionali sono alle prese con i loro problemi difensivi. Se, improbabilmente, dovessero passare il turno Arabia Saudita e nel gruppo B l’Iran potrebbe materializzarsi la guerra che tanto si aspettavano (a quel punto sarebbe possibile anche un ripescaggio dell’Italia). Pensare che il costo delle benzina provenga anche dal conflitto politico tra Russia e Arabia Saudita sembra veramente dura prender parte per una o un’altra squadra.

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