Il mondo sull’orlo del precipizio. Ma Katowice sembra così lontana

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I grandi della Terra riuniti fino al 14 dicembre per dare attuazione all’Accordo di Parigi. Ma nessuno ne parla e se non si agisce subito le conseguenze saranno devastanti

Da giorni le città del Nord Italia stanno soffocando sotto una cappa di smog. La Milano di cui giustamente tutti parliamo come modello di modernità ed efficienza, che attrae turisti e investimenti da tutto il mondo, è una delle città più inquinate d’Europa. E così Torino, tutte le città della pianura padana, le stesse Firenze e Roma. Ma in Italia tutto questo sembra non interessare a nessuno. Nonostante sia ormai ampiamente dimostrato che il tasso di inquinamento ambientale così elevato sia la causa diretta di disturbi respiratori, malattie e anche morti, con i bambini più piccoli esposti in maniera drammatica.

Allo stesso modo, non si parla della COP24, l’incontro annuale sul clima, che si sta svolgendo in questi giorni a Katowice, in Polonia. A sfogliare i principali quotidiani italiani, oggi, non si scorge neppure un trafiletto. Eppure la conferenza di quest’anno è per certi versi ancora più importante di quella di Parigi, la COP21 che, in quel caso meritoriamente, era stata coperta in maniera molto più importante dagli organi di stampa. Non c’è niente da fare, i temi ambientali vengono considerati argomenti di poco interesse, forse perché la gente (e i media) pensano ancora, sbagliando, che non abbiano conseguenze dirette sulla vita di tutti i giorni. Ma, purtroppo, è vero l’esatto contrario.

E così a Katowice, nella Slesia polacca, l’ultima regione delle miniere carbonifere europee, i grandi della terra sono riuniti per dare attuazione all’Accordo di Parigi, firmato nel 2015 (sembra un secolo fa) per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico a livello globale, che entrerà in vigore nel 2020, quando ogni Stato dovrà mettere in azione tutti i meccanismi prestabiliti. In particolare serve definire un “Rule Book”, un libro guida per attuare tutti i principi dell’Accordo e trovare le risorse finanziarie per aiutare i Paesi meno sviluppati a mitigare le proprie emissioni ed adattarsi al clima già mutato.

La Conferenza delle Parti vede il riunirsi dei paesi firmatari dell’UNFCCC (Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) e l’edizione polacca è ancora più importante perché è quella che si riunisce dopo il report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che molto semplicemente ci ha spiegato che il limite di 2 gradi imposto dal COP21 ormai non è più sufficiente: per evitare catastrofi non possiamo permettere alle temperature di salire oltre 1,5 gradi e per questo dobbiamo diminuire del 45% le emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030, percentuale che deve salire al 100% entro il 2050.

Il percorso, però, è talmente tortuoso da far temere il peggio. “Il mondo è totalmente fuori rotta”, ha sentenziato un preoccupato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. “Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza, né ci muoviamo abbastanza velocemente, per prevenire un’interruzione climatica irreversibile e catastrofica”. La minaccia posta all’umanità dai cambiamenti climatici, gli fa eco Patricia Espinosa, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, “non è mai stata più grave” e deve spingere la comunità internazionale “a fare molto di più”.

La situazione è drammatica. Il disimpegno americano promosso e ottenuto da Donald Trump potrebbe avere conseguenze devastanti. Così come quello del Brasile di Bolsonaro. Anche in Italia si sta cominciando a mettere in dubbio la veridicità delle tesi scientifiche (ormai universalmente condivise) che legano il riscaldamento globale e l’azione dell’uomo. Se oltre al disinteresse mediatico, passasse anche il messaggio anti-scientifico (in stile no-vax, per capirci) sarebbe un ulteriore dramma. Al momento sono gli interessi economici a frenare la rivoluzione verde. Nonostante sia ormai dimostrato che la maggior parte delle centrali a carbone del mondo stia lavorando in perdita, c’è ancora la percezione che, specie nei Paesi in via di sviluppo, non si possa crescere senza inquinare. Il mondo deve attivarsi affinché produrre energia, consumare e spostarsi in maniera sostenibile diventi anche conveniente. Questa è l’unica chiave per superare l’empasse.

In questo senso serve l’impegno di tutti. E, certamente, non si può prescindere dagli Stati Uniti, il grande assente di Katowice, senza i quali nessuna prospettiva di successo può veramente prendere corpo.

Siamo sull’orlo del precipizio. Per usare un’abusata citazione di un capolavoro cinematografico che ha fatto la storia, La Haine, di Mathieu Kassovitz, “è come la storia di quel tizio che precipita da un palazzo di trenta piani, e ad ogni piano, per farsi coraggio, si ripete, ‘fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene’. Ma il problema non è la caduta, è l’atterraggio”. L’inquinamento provocato dall’essere umano ha sconvolto il clima perché il riscaldamento globale ha portato ad un incremento delle temperature che hanno modificato l’equilibrio naturale: questo ha portato a condizioni climatiche estreme, innalzamento dei livelli del mare, inondazioni in alcuni punti e desertificazione in altri e l’aumento della diffusione delle malattie tramite insetti vettori come le zanzare, la decimazione delle altre specie animali, l’avvio della sesta estinzione di massa.

“Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori”. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito. Si corre il serio rischio che i nostri nipoti non possano più stare all’aria aperta per gran parte dell’anno a causa dell’aumento delle temperature. I danni sulla salute dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante ma sono devastanti; si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento”.

Allarmismo? No. Tutt’altro. Se il padrone di casa, il presidente polacco Duda, dice che il suo Paese “non può rinunciare al carbone”, allora, come dice Guterres, significa che siamo completamente fuori rotta. Qua si tratta di salvare non solo il pianeta ma la vita delle persone. E un piano B non è previsto.

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