Maduro vince le “elezioni farsa”. Il Venezuela sempre più a picco

Focus

Le opposizioni accusano brogli e affluenza gonfiata, ma il regime nega e tira dritto. Il presidente argentino: “A Caracas non c’è più la democrazia”

Nicolas Maduro è stato rieletto presidente venezuelano con il 68 per cento dei voti. E’ questo l’esito delle elezioni svoltesi domenica nel paese sudamericano alle prese con una tremenda crisi economica e sociale. L’erede del comandante Hugo Chavez resterà quindi alla guida fino al 2025. Ma l’esito del voto è pesantemente contestato dalle opposizioni al regime, sia quelle che hanno partecipato alla consultazione, sia quelle che hanno boicottato le elezioni, sia, infine, quelle che non hanno potuto partecipare al voto perché i loro leader sono, nella migliore delle opzioni, agli arresti domiciliari, sia, nella peggiore, rinchiusi nelle carceri politiche.

D’altronde, le premesse non erano buone. Il Venezuela si è ritrovato al voto per una forzatura dello stesso Maduro che, dopo aver rotto il dialogo con la principale forza di opposizione, il Mud (Mesa de la Unidad Democratica), aveva deciso unilateralmente di spostare le elezioni, inizialmente previste per il mese di dicembre del 2018, al 22 aprile di quest’anno. Solo il fragile accordo raggiunto con altre forze di opposizione minori, ha consentito di far slittare le elezioni al 20 maggio. Per tutte le altre forze anti-Maduro è scattata l’operazione boicottaggio, non riconoscendo anticipatamente l’esito elettorale. Una scelta che è stata subito supportata da altri dieci Paesi dell’America Latina, dagli Stati Uniti e dalla Spagna. Anche l’Unione Europea, per bocca dell’Alto rappresentante Federica Mogherini, aveva espresso tutte le sue perplessità alla vigilia.

L’esito e lo svolgimento delle elezioni non hanno fatto altro che confermare queste tendenze. In primo luogo c’è un gap enorme tra l’affluenza comunicata dal governo (46,01%, comunque molto bassa) e quella stimata dal Frente Amplio Venezuela Libre (FAVL), secondo cui è stata inferiore al 30%. “Possiamo affermarlo assumendocene piena responsabilità”, ha dichiarato a nome del FAVL Juan Pablo Guanipa. “Le cifre comunicate dalla signora Lucena (presidente del Consiglio nazionale elettorale) non hanno alcun interesse perché totalmente gonfiate e non riflettono la realtà del Venezuela“. E’ stata proprio Tbisay Lucena a comunicare l’esito del voto, per Maduto ha ottenuto 3.823.728 milioni di voti, contro i 1.820.552 voti di Henri Falcòn e i 925.042 di Javier Bertucci. “Il popolo venezuelano si è espresso e chiediamo a tutti di rispettare i risultati elettorali”.

Ma al momento l’unico ad esultare e Nicolas Maduro, che dal Palacio de Miraflores parla di “record storico” e sottolinea come “mai prima d’ora un candidato è stato mai eletto con il 68% dei voti, con un distacco del 47% sul secondo”. Per il resto è un coro di proteste, sia a livello nazionale che internazionale. I rivali di Maduro sono i primi a prendere le distanze. Per Javier Bertucci “il voto non è da considerarsi valido”, la stessa posizione di Hanri Falcon, che lancia accuse pensati contro il regime: “Per noi non ci sono state elezioni, dobbiamo farne di nuove”. La maggior parte del continente americano è in subbuglio: l’affluenza gonfiata e le numerose denunce di brogli hanno convito gli Stati Uniti e vari governi vicini a respingere le elezioni come illegittime. Il presidente argentino, Mauricio Macri, ha detto che in Venezuela “c’è stato un nuovo simulacro di elezioni”, in quella che “non è più una democrazia”. Il suo omologo cileno, Sebastian Pinera, ha commentato da parte sua che “le elezioni in Venezuela non sono in regola con gli standard minimi di una vera democrazia, non sono elezioni pulite e legittime e non rappresentano la volontà libera e sovrana del popolo venezuelano”. Anche Panama e Costa Rica hanno respinto il risultato del voto.

Ma c’è già una voce fuori dal coro, e non a caso è quella che arriva da Mosca. Secondo il direttore del dipartimento America Latina del ministero degli Esteri russo, Aleksandr Schetinin, “il risultato delle elezioni è valido e irreversibile”. E al tempo stesso punta il dito contro “una terza parte”, oltre ai candidati e al popolo venezuelano, che ha partecipato alla consultazione popolare: “Altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, hanno interferito nel processo elettorale, facendo appello al boicottaggio del voto”.

Tutto questo mentre il Venezuela, da anni, è crollato in una crisi economica gravissima, con iperinflazione, penuria di generi alimentari e medicine, problemi nelle infrastrutture energetiche e idriche. Una situazione che ha portato a un esodo di massa nei Paesi vicini.

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