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Tutti guardano Montalbano. E noi sappiamo perché

E’ ancora record. Ogni volta che esce una nuova puntata della serie del Commissario Montalbano, milioni di italiani rimangono incollati alla tv: questa volta sono stati 11 milioni 386mila. Ce li immaginiamo sul divano in religioso silenzio, pronti a distrarsi soltanto nei momenti di pubblicità, attenti a seguire stavolta un caso complicato e violento ne ‘La giostra degli scambi’. Luca Zingaretti & Co. sbancano tutto: vincono il prime time e quest’ultimo diventa l’episodio più visto di sempre sia in termini di ascolto sia di share, con il 45,1% . Il record precedente apparteneva all’episodio ‘Come voleva la prassi’ trasmesso lo scorso anno e che era stato visto da 11 milioni 268mila spettatori con il 44,1 di share.

Montalbano piace, ormai è chiaro, ma perché piace così tanto?

Innanzitutto perché siamo affezionati ad Andrea Camilleri, un uomo di una simpatia travolgente, geniale, sapiente, colto, umanissimo, profondo. Che ha avuto una vita straordinaria e piena di sorprese e che non ha mai nascosto i suoi vizi e le sue debolezze. Ascoltarlo mentre ci racconta la trama dell’ultimo episodio con la sua voce roca inconfondibile è come ascoltare una roccia ferma nel tempo.

Poi ci siamo affezionati da subito anche a Luca Zingaretti, che ormai, volente o nolente, “è” Montalbano. Nessuno può sostituirlo, come più volte è stato fatto con la sua esigente, ma lontana, compagna Livia, senza creare scandalo. Il suo viso, il suo atteggiamento è quello del nostro Commissario, e come per un vecchio amico, ci sembra di conoscerlo da sempre: le sue nuotate mattutine, il caffè sulla veranda, i pranzi da Enzo e le passeggiate in riva al mare. Rituali che sono diventati anche i nostri. Così come la porta sbattuta di Catarella, le scappatelle di Augello e i “già fatto” di Fazio.

Proprio per questo, non poteva passare inosservata la dolcezza con cui si “è ricordato” l’intramontabile personaggio di Pasquano. L’attore che interpreta il medico legale da sempre, Marcello Perracchio, è morto l’estate scorsa a 79 anni. Lui non c’è più ma c’è sempre. Evocato ma invisibile; talmente tanto irascibile che nemmeno Montalbano ha il coraggio di andarlo a trovarlo (non avendo trovato neanche le sue paste preferite per addolcirlo).

Un escamotage registico apprezzato e dolcissimo che mette in luce anche un altro aspetto fondamentale sulla fiction più amata dagli italiani. Montalbano ci piace perché i personaggi (e la regia) rispettano i telespettatori.

Lo fanno rimanendo fedeli a se stessi sempre, ormai da 15 anni. Sono invecchiati con noi ma non si sono fatti sporcare dal tempo. Sono rimasti persone imperfette, riconoscibili e prevedibili. E c’è tanto dell’Italia migliore (e non) in quello vediamo. Dai paesaggi della Sicilia, alle case nobiliari, dal dialetto che fa il miracolo di unire invece che dividere, allo Stato a volte miope ma che non viene mai messo in discussione, al riso che si sposa con il dramma della mafia e tanta, tantissima umanità.

Insomma di Montalbano ce n’è solo uno. Ed per questo che, ogni volta che possiamo, ce ne andiamo a cena sulla terrazza di casa sua, magari mangiando una pasta ‘ncasciata di Adelina. E ci riconciliamo con il nostro Paese, almeno per una sera.

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