Moro, il dovere della memoria

Focus

Una morte che ha segnato allora la giovane democrazia italiana e continua a segnarla per quello stop violento al processo riformatore

“Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà”. Sono parole di Aldo Moro.

Questa mattina svegliandosi il Paese nell’attuale delicatissima situazione istituzionale in cui si trova dal 4 marzo dopo le elezioni ricorda il quarantennale della morte dello Statista democristiano. 40 anni fa in quella Renault 4 veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro.

Una morte che ha segnato allora la giovane democrazia italiana e continua a segnarla per quello stop violento al processo riformatore messo in atto da un uomo straordinario che aveva intuito quale fosse lo sbocco per giungere finalmente ad una democrazia compiuta dell’alternanza. Un dialogo che aveva costruito con fatica e con una ferma idea:quella di aiutare la crescita della democrazia consapevole dei rischi di un sistema fragile. Una consapevolezza che oggi sembra mancare pur in presenza di limiti e di spinte populiste pericolose.

In questi 40 anni l’attualità delle parole di Aldo Moro riecheggiano spesso anche non in occasione delle date che segnano quei 55 giorni che hanno “piagato” la comunità nazionale. Purtroppo non siamo ancora arrivati alla assoluta e “vera” verità e non abbiamo elementi per sapere se ci arriveremo. L’impegno non è mancato e non manca come dimostrano gli atti della Commissione d’inchiesta della XVII legislatura. E’ inutile che mi metta qui a citare e riportare frasi e pensieri. Che mi attardi in pleonastiche e retoriche frasi di circostanza.

Ma ad Aldo Moro mi legano anche ricordi di affetto per il legame tra la mia e la sua famiglia, per l’amicizia sincera con il mio papà. Una sensibilità straordinaria tale da rimanere impressa anche in una bimba piccola quale ero io allora. Questa data segna una porta girevole nella storia del nostro Paese, così come la segna quella del suo rapimento. Probabilmente il corso della storia avrebbe preso un indirizzo diverso ma sappiamo che con la storia non si può mai ragionare in termini di “se” e “ma”.

Quello che sappiamo è che alcuni passaggi cruciali li avremmo potuti affrontare prima così come l’incontro tra i riformismi di questo Paese avrebbero potuto collaborare di più e meglio per l’interesse dell’Italia, che la nostra democrazia si sarebbe sicuramente rafforzata. Da 10 anni questa data segna anche il compleanno di mia figlia e io voglio che la mia piccola Carla, unitamente al fratello Marco, conosca il valore di Aldo Moro, uomo e Statista e abbia la consapevolezza di quanto i principi della democrazia siano una conquista quotidiana mai scontata.

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