Carlo Delle Piane, le strelle nel fosso salgono in cielo

Focus
Un film dietro l'altro per lui, in genere commedie brillanti, ma non solo.

Morto a 83 anni il grande attore romano. Aveva recitato per la prima volta nel 1948 con De Sica. Il sodalizio con Pupi Avati: più di 10 film insieme, tra cui il pluripremiato Regalo di Natale

Come non ricordare quella fisionomia così marcata, quel naso rotto – conseguenza di un incidente sui campi di calcio da ragazzino – la piccola statura, il viso particolare ed espressivo? Carlo Delle Piane è morto ieri sera: a comunicare la notizia è stata la moglie, la cantante Anna Crispino, con cui si era sposato nel 2013. Nella serata di venerdì 9 gennaio 2015 l’attore venne salvato proprio dall’immediato intervento della moglie: ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma per un malore di carattere neurologico, venne dimesso completamente ristabilito dopo una decina di giorni.

Carlo Delle Piane: scomparso a 83 anni, dopo 71 anni di carriera

Aveva 83 anni ed era nato il 2 febbraio 1936 a Roma, a Campo de’ Fiori, come Aldo Fabrizi, uno dei tanti grandi dello schermo con cui Delle Piane avrebbe incrociato il mestiere d’ttore: da Totò a Eduardo De Filippo, da Alberto Sordi a Roman Polanski, da Vittorio De Sica a Vittorio Gassman, da Steno a Mario Monicelli, da Sergio Corbucci a Pupi Avati, quest’ultimo il regista che più lo ha valorizzato.

Carlo Delle Piane aveva festeggiato lo scorso anno, alla mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, i 70 anni di carriera, e lo scorso maggio, gli era stato dedicato un grande evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Carlo Delle Piane,  un talento naturale

Aveva un talento naturale per la recitazione (era autodidatta) che lo fece amare dai più grandi registi. Ha circa 110 film all’attivo, di cui una quindicina sotto la direzione del suo amico Pupi Avati. Iniziò a recitare ancora bambino, nel 1948, nel film “Cuore”, diretto da Duilio Coletti e Vittorio De Sica, dove interpretò Garoffi (mentre De Sica impersonò il maestro Edmondo Perboni). Fu lui stesso a raccontarlo: “Ero alle medie al Pio XI di Roma e lì arrivarono gli assistenti del regista Duilio Coletti che cercavano tra gli alunni i ragazzi per il film Cuore. Io, che ero sempre all’ultimo banco e non andavo troppo bene a scuola, non capivo chi fossero, pensavo che stessero per interrogarmi e quasi mi nascondevo. Ma fui scelto, anche se allora sembravo un extraterrestre piccolo e con le gambe sottili sottili. Da allora mi ritrovai a lavorare con grandi artisti, ma non davo loro importanza, per me il cinema era un modo per non andare a scuola e mettermi qualche soldo in tasca“.

Due anni più tardi fu chiamato dal regista francese Leonide Moguy per “Domani è troppo tardi”, seguito da un ruolo in “Guardie e ladri” al fianco di Totò e Aldo Fabrizi. Fabrizi fu un suo grande amico e anche in questo caso è bello ricordare proprio le parole con cui Delle Piane usò per descrivere il rapporto che aveva col grande attore romano: “uno non troppo amato dai colleghi per la sua schiettezza. Ho fatto con lui La famiglia Passaguai e poi Rugantino di Garinei e Giovannini. Mi ricordo poi che Fabrizi usava svuotare un rosetta e riempirla di rigatoni al sugo. Era fatto così“.

Carlo Delle Piane e il sodalizio con Pupi Avati

Da quegli anni in poi, sarà, per Delle Piane, un film dietro l’altro, in genere commedie brillanti, ma non solo. L’ultima pellicola in cui ha recitato risale al 2017: “Chi salverà le rose” di Cesare Furesi. Ma il regista col quale di più lega è senza dubbio è l’emiliano Pupi Avati.

Nel 1973 Carlo Delle Piane ebbe un grave incidente automobilistico. Anche in questo caso, affidiamoci alle sue parole, tratte dalla biografia “Signore e Signori, Carlo Delle Piane” di Massimo Consorti, pubblicata nel 2011 da Testepiene Editore: “Nel 1973 subii una grave incidente: rimasi in coma per più di un mese e solo dopo un anno tornai ad una apparente normalità. Per qualche anno non riuscii più a lavorare, ma l’incontro con Pupi Avati, al quale devo molto, diede una svolta alla mia carriera. In realtà dopo quell’infortunio, non sarei mai stato più lo stesso: da una parte, diventai più consapevole delle mie qualità umane, come la lealtà ed onestà che mi insegnò quel grande uomo che fu Aldo Fabrizi; dall’altra, cominciai ad essere assalito da molte manie e fobie, probabilmente derivate dall’ossessione di mia madre per la pulizia“.

Il set cinematografico, piacere e salvezza

Le ossessioni e le manie di Delle Piane sono un capitolo a parte della sua vita, molto curioso e anche interessante, se pensiamo che l’unico modo che aveva per far sparire in un colpo solo queste ossessioni era recitare, salire sul set cinematografico. L’attore, ad esempio, non sopportava di essere toccato, ebbene quando recitava questa sua idiosincrasia spariva: “Quando sono sul set – spiegava – faccio tutto tocco abbraccio apro le porte“.

Torniamo al rapporto con Pupi Avati, il regista che maggiormente scoprì e valorizzò le sue doti drammatiche.

Il sodalizio comincia nel 1977, con “Tutti defunti… tranne i morti”, nel 2004 l’ultimo film con Avati, “La Rivincita di Natale”. In mezzo ci sono film come “Le strelle nel fosso” (1979), “Una gita scolastica” (1983), “Festa di laurea” (1985), “Regalo di Natale” (1986), “Dichiarazione d’amore” (1994), “Io e il Re” (1995), “La via degli angeli” (1999), “I cavalieri fecero l’impresa” (2001).

Carlo Delle Piane, i premi cinematografici

Per l’interpretazione in “Regalo di Natale” si aggiudicò nel 1986 la Coppa Volpi alla 43esima mostra del cinema di Venezia. Per “Una gita scolastica” fu premiato con il Nastro d’Argento come migliore attore, con il Globo d’Oro (miglior attore rivelazione) e con il Premio Pasinetti (miglior attore). Nel 2017 ad Alghero gli fu assegnato il premio alla carriera nel corso della del Grand Prix Corallo Città di Alghero. Nell’ottobre dello stesso anno, venne omaggiato a Bologna con il premio alla carriera “La Farfalla di ferro“.

In questa fitta e qualitativamente alta di carriera di attore, Carlo Delle Piane inserisce, nel 1997, l’unica sua esperienza di regista con il film “Ti amo Maria”.

“Volevo essere come lui”

Qualche curiosità per chiudere: Carlo Delle Piane era un fedele cattolico, convinto e praticante; amava immensamente la musica blues e jazz; tifava per la squadra di calcio della Roma. Era impegnato, inoltre, in cause umanitarie: dai bambini ai malati di Alzheimer.

Il suo attore di riferimento? Senz’altro Buster Keaton: “Volevo essere come lui. Mi piaceva la sua asciuttezza nella recitazione, la sua maniacalità nel sottrarre“.


Foto IPP, immagini di scena del film chi salverà le rose? (2017)

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