È morto Pino Pelosi, l’ex “ragazzo di vita” condannato per l’omicidio Pasolini

Focus

Condannato a 17 anni, ne aveva passati sette in carcere per l’uccisione dello scrittore e regista

È morto Pino Pelosi, l’uomo riconosciuto con sentenza definitiva quale colpevole dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto a Ostia, la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975.

A quanto appreso dall’AdnKronos, l’uomo 59enne, conosciuto anche come Pino “la rana”, era malato da tempo di tumore. Ricoverato al policlinico Gemelli, è entrato in coma questa notte e si è spento poco fa in ospedale.

Con lui muore anche la verità legata all’omicidio del grande scrittore, poeta e regista. L’ex “ragazzo di vita” venne condannato nel 1976 a nove anni di carcere, ma ne sconterà solo sette. Nel 1982, infatti, otterrà la semilibertà e il 18 luglio 1983 la libertà condizionata.

Aveva solo 17 anni quando, quella terribile notte raccontata da tanti saggi e tanti film, viene fermato dai carabinieri a bordo dell’Alfa 2000 Gt che apparteneva a Pasolini.

Oltre ad ammettere il furto, Pelosi confessa anche l’omicidio. Racconta di essere salito in auto con lui e, dopo una cena in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, passata la mezzanotte, di aver raggiunto il luogo dove poi verrà trovato il corpo dello scrittore. Lì Pelosi, come riferisce agli inquirenti, avrebbe sulle prime accettato e poi rifiutato di avere un rapporto sessuale con Pasolini.

Sceso dall’auto, racconta durante l’interrogatorio di essere stato inseguito da Pasolini, che, vistosi respinto, avrebbe reagito violentemente colpendolo con un bastone. Solo a questo punto, secondo il racconto di Pelosi, sarebbe scattata la sua reazione violenta.

Il percorso processuale che porta alla sua condanna è relativamente veloce, ma costellato di particolari nascosti e di responsabili mai puniti. La sentenza di primo grado è datata 26 aprile 1976, quella d’appello è del 4 dicembre 1976. La prima sentenza è di omicidio volontario in concorso con ignoti, mentre l’appello non confermò l’ipotesi di eventuali complici. La Corte di Cassazione confermerà la sentenza di secondo grado il 26 aprile 1979, condannando Pelosi a nove anni.

Poi nel 2005, Pelosi ritratta tutta la sua versione dei fatti: “Non fui io ad uccidere Pasolini”, dirà, rilanciando una pista investigativa mai battuta fino in fondo ma ipotizzata più volte: la possibilità che Pasolini sia stato massacrato da un gruppo di picchiatori che volevano dargli una lezione.


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