Il cacciatore di spartiti: la storia del maestro che suona il dolore della prigionia

Focus

Nei suoi continui viaggi Francesco Lotoro è riuscito a raccogliere 18 mila documenti: di questi ne ha decifrati solo 8 mila. Sono la musica dei prigionieri del nazismo

Francesco Lotoro, da trenta anni a caccia di spartiti musicali. Ma solo di quelli scritti tra il 1933 (anno di apertura del Lager di Dachau) al 1953 (anno della morte del dittatore sovietico Josif Stalin) in tutti i campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari militari, aperti da: Terzo Reich, Italia, Giappone, Repubblica di Salò, regime di Vichy e altri Paesi dell’Asse, Gran Bretagna, Francia, Unione Sovietica e Alleati in Europa, Africa coloniale, Asia e Oceania.

Il tipo tosto, scelto questa volta per voi, è un pianista barlettano, classe ’64, docente al Conservatorio Umberto Giordano di Foggia, che nei suoi continui viaggi è riuscito a raccogliere 18 mila documenti. Di questi ne ha decifrati solo 8 mila. Una passione nata per motivi personali, ma che ora ha uno scopo: “Dimostrare – ci dice – che l’ingegno spesso è più forte del dolore e che la musica può diventare un potente strumento di resistenza”.

Per la sua Recherche il maestro ha dovuto vendere il suo archivio di partiture di Bach e Chopin a cui era molto legato. “La difficoltà più grande –spiega – è reperire risorse. Due anni fa è partito il progetto 100 Viaggi, una raccolta fondi che mi permetterà di fare altri viaggi in tutto il mondo e non più solo a spese mie. Ognuno potrà contribuire, donando un euro per un chilometro”.

Nel 1990, la sua prima importante scoperta: un pezzo del pianista ceco Gideon Klein.
Nel 2011 lo scrittore e giornalista Thomas Saintourens dedica alla vita del musicista pugliese il libro  Le Maestro (ed. Stock), pubblicato anche in lingua italiana nel 2014 (Il Maestro, Piemme Mondadori) e in lingua ceca l’anno successivo. (Maestro, Volvox).

Da questo volume il regista franco-argentino,Alexandre Valenti, ha tratto nel 2015 il documentario The Maestro,   una coproduzione franco–italiana, realizzata in versione televisiva e cinematografica, supportata dalla onlus Lastmusik e presentata in anteprima assoluta a Barletta e poi presso la sede Unesco di Parigi, nelle sale e sulla TV italiane e  di altri Paesi.

Nel 2013 Lotoro è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine des Arts et Lettres dal Ministero della Cultura francese perché, recita la motivazione, “ha dedicato ai compositori francesi deportati nei lager notevoli sforzi di ricerca, salvando così le loro musiche”, mentre nel 2015 ha ricevuto da Barletta il titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Nel 2014 il maestro ha aperto nella sua città la Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (ILMC) – di cui è presidente e in cui sono raccolti microfilm, diari di prigionia e quaderni musicali, registrazioni meccanografiche su audiocassetta e videocassetta, registrazioni fonografiche su dischi in vinile, centinaia di volumi di letteratura scientifica e teoretica, ore di interviste a strumentisti e compositori sopravvissuti. “Ho trovato pentagrammi – racconta – scritti su carta igienica, carta da alimenti, sacchi di iuta, ritagli di stoffe, telegrammi. E a scriverli non sono stati solo musicisti. Tante le  canzonette trovate e scritte da semplici appassionati di musica, che provavano ad esorcizzare la sofferenza con la parodia. Motivi semplici, che rimanevano nella memoria e che i prigionieri scrivevano quando riuscivano a procurarsi oggetti appuntiti e carta bianca”.

Lotoro nella sua ricerca non è solo. Lo aiuta sua moglie. Ha avuto grande sostegno da istituti francesi e israeliani ma soprattutto dalla produttrice cinematografica Donatella Altieri. “Entusiasti della mia missione – aggiunge – e me lo hanno manifestato spesso, sono anche Stati Uniti, Canada e Brasile”. Il pianista, che nel frattempo dopo ogni ritrovamento ha eseguito e fatto eseguire le partiture dalla sua Orchestra, punta a due obiettivi: nel 2020 la creazione (con i fondi statali per la riqualificazione delle periferie) nell’ex distilleria di Barletta (9 mila metri quadrati) di una Cittadella della Musica Concentrazionaria e nel 2024 l’uscita di una Enciclopedia: 600 opere musicali in 12 volumi.

La Cittadella, un progetto sostenuto Enti pubblici e privati, conterrà un Campus delle Scienze Musicali, una Bibliomediateca musicale, un Museo dell’Arte Rigenerata, un Teatro con 212 posti, una Libreria internazionale del Novecento.

Intanto il 16 gennaio prossimo all’Auditorium di Roma il pianista eseguirà con la sua orchestra 18 brani composti da deportate. Si tratta di ninne nanne, lettere ai mariti scomparsi e anche parodie, come: Mamma, son tanto felice”, che veniva cantata in polacco nel Stammlager di Auschwitz.

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