Musumeci ha già un arrestato

Focus

Tutti i partiti della coalizione prendono le distanze pur ammettendo di essere a conoscenza della candidatura di De Luca nella lista dell’Udc

Nemmeno sono finiti i festeggiamenti per i risultati del primo turno delle elezioni che il centrodestra in Sicilia già è costretto a giustificarsi di fronte al brutto episodio dell’arresto di Cateno De Luca, il deputato dell’Ars finito ai domiciliari per associazione per delinquere ed evasione fiscale per quasi due milioni di euro.

L’esponente dell’Udc era appena stato eletto in una delle liste collegate a Musumeci nonostante fosse uno dei famosi “impresentabili”: De Luca, infatti, era stato arrestato una prima volta nel 2011 per abuso d’ufficio e concussione quando era sindaco del suo comune di nascita, Fiumedinisi in provincia di Messina, per degli appalti alle sue imprese edili. Il gip Monia De Francesco ha parlato di “pervicacia criminale e spregiudicatezza” da parte di De Luca che è stato arrestato insieme a Carmelo Satta, considerato il suo braccio destro.

Il politico si trovava proprio l’altra sera al comizio a chiusura della campagna elettorale per Nello Musumeci e da lì aveva annunciato di volersi candidare a sindaco di Messina nel 2018. E nonostante non potesse comunicare con l’esterno dopo la notifica dell’ordine di custodia cautelare, De Luca oggi ha comunque pubblicato sulla sua pagina Facebook un lungo post – con tanto di video e foto – in cui dà la propria versione della vicenda per la quale è stato arrestato.

Tutti nel centrodestra – da Matteo Salvini a Giorgia Meloni – si sono smarcati velocemente dalla vicenda: tutti dichiarano che conoscevano la situazione, ma che il candidato era in una lista non loro e di conseguenza il problema è dell’Udc. “I miei responsabili siciliani mi hanno detto che lui aveva chiesto la candidatura anche a noi, e gli abbiamo detto di no”, ha commentato il leader della Lega. E anche la segretaria di Fratelli d’Italia ha dichiarato: “Sapevamo che il problema c’era”.

Anche Musumeci sottolinea come lui avesse messo in guardia tutti i partiti della sua coalizione a fare scelte prudenti per i candidati: “Se nella fase di composizione delle liste qualcuno non ha seguito i miei reiterati inviti alla prudenza, tutte le scelte che dipenderanno da me, invece, saranno improntate a questo criterio, nel rispetto delle mie convinzioni e in coerenza con la mia storia personale, a cominciare dalla formazione della giunta”.

Certo, però, è incredibile che proprio uno come De Luca sia entrato in una lista senza nessuna opposizione da parte degli altri partiti della coalizione.

Dal Pd immediato il commento della presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi che ha assicurato che “il nome di De Luca era un nome non solo segnalatoci dal candidato Cancelleri, ma anche dalla Prefettura e dalla Procura competente. È l’ennesima dimostrazione che gli strumenti di cui disponiamo per tutelare l’elettorato attivo e passivo nel nostro Paese sono insufficienti”.

“Il caso Cateno De Luca – ha detto il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in Commissione Antimafia – è l’ennesima dimostrazione che c’è una responsabilità dei partiti e di chi fa le liste che non può essere scaricata sull’Antimafia e sulle disquisizioni colte sul valore del Codice di autoregolamentazione”. “L’arresto di ieri – ha detto ancora Mirabelli – si aggiunge quindi ad una vicenda giudiziaria che non poteva non essere nota e che colpevolmente si è voluta trascurare“.

Dello stesso avviso anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che ha collaborato con la Commissione antimafia nel raccogliere le informazioni sui candidati impresentabili: “Credo che sia una responsabilità politica, di chi seleziona le classi dei candidati; le istituzioni e la Commissione antimafia hanno eseguito tempestivamente le attività necessarie, tutto è stato fatto prima del voto ma questo rimanda a una valutazione politica preventiva rispetto alla formazione delle liste”.

Insomma, quello della situazione giudiziaria di De Luca era un fatto noto a tutti, ma che i partiti hanno evitato di affrontare.

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