Per capire la sconfitta parlare di meno, riflettere di più

Focus

Il responsabile economico del Pd su Fb: “Alleanza con M5S? Un’assurdità. Nelle democrazie serie i voti si chiedono prendendo in considerazione i programmi”.

Intanto, grazie. Grazie a chi ha votato per il Partito democratico. A chi ha scelto un progetto europeista e riformista. Il mio primo impegno come neoeletto senatore del Pd sarà quello di valorizzare questo mandato nel nuovo Parlamento. Il secondo sarà quello di convincere chi non ci ha votato a farlo la prossima volta. Ripartendo dalle cose buone che abbiamo fatto in anni di governo tanto importanti quanto difficili. E da un’autocritica sugli errori che abbiamo commesso strada facendo.

Dopodiché, i fatti. Il Pd ha rimediato una sconfitta sonora, senza appelli. È ai minimi storici in termini di voti. Sarà il quarto gruppo parlamentare al Senato e il terzo alla Camera, mentre puntavamo a essere il primo in entrambe. Per chi vorrà leggerla, posterò domani un’analisi più puntuale della sconfitta qui su Facebook e su Medium. Per gli altri, mi limito a sottolineare due errori che secondo me dovremmo evitare adesso.

Il Pd parli di meno, rifletta di più

Ci ho messo un po’ a scrivere qualcosa, non solo per la botta della sconfitta, ma perché in questi giorni si leggono molte analisi dettate da esigenze di posizionamento personale o dalla voglia di voltare pagina senza alcun sforzo di autocritica.

Smettiamola di guardare al nostro ombelico. La discussione sul Pd al governo è surreale. Gli elettori ci hanno mandato all’opposizione. Da lì dobbiamo ripartire. Riflettendo. E aspettando le azioni dei vincitori per poi valutarle con senso di responsabilità. In tutta franchezza, litigare tra di noi per decidere se andare a una cena a cui non siamo stati invitati è un po’ da sfigati.

Lega e Movimento 5 Stelle hanno vinto le elezioni e hanno piattaforme programmatiche con molti punti di contatto. Se vogliono, possono trovare facilmente un minimo comune denominatore per un programma di grande coalizione. Basta leggere Wikipedia per scoprire che l’imposta negativa sul reddito alla Milton Friedman combina Flat tax e reddito di cittadinanza.

E basta poco per abolire qualche legge (come il Jobs act o le vaccinazioni obbligatorie) e per inventarsi un referendum sull’Europa. Se non lo faranno, è perché i loro leader anteporranno i propri destini personali a quello che dovrebbero ritenere l’interesse del Paese: dare attuazione ad alcune delle promesse che hanno fatto in campagna elettorale.

Pensare che il Pd possa fare da stampella a un governo forgiato su istanze demagogiche e antieuropeiste è un’assurdità. Una cosa è fare un’opposizione responsabile, valutando ogni provvedimento nel merito, tutt’altra condividere l’indirizzo politico con forze estremiste. Se qualcuno, invece, vuol chiedere i voti del Pd prendendo in considerazione anche il programma del Pd, lo dica chiaramente, come ha fatto la Merkel con l’Spd.

Dubito ci sia lo spazio, perché chi ha vinto ha posizioni radicalmente diverse dalle nostre. Ma si fa così nelle democrazie serie. Tutto il resto è teatrino da politicanti.

Evitare il “totonomi”

I problemi del Pd non si risolvono con un concorso di bellezza per la leadership. Come accenno nel post che pubblicherò domani, ci sono limiti di cultura politica e ritardi organizzativi che ci portiamo dietro da decenni e che accomunano le altre forze progressiste nel mondo. Limiti che dobbiamo aggredire una volta per tutte.

Nel passato abbiamo fatto finta di niente, affidandoci a surrogati di volta in volta diversi, dall’antiberlusconismo alle leadership carismatiche passando per il mito della classe di governo responsabile che sa far di conto.

Tutti ingredienti utili. E giusti. Ma di per sé insufficienti. Dobbiamo ripartire alla vecchia maniera, dalla cultura politica (per dare una “costituzione emotiva” alla sinistra del XXI secolo) e dalla forma partito (per individuare nuovi strumenti di dialogo con la società e di selezione della classe dirigente). La leadership ne deriverà di conseguenza.

Nel frattempo, servono meno caminetti e più incubatori di impegno civico. Meno interviste a briglia sciolta e più circoli aperti per discutere e ripartire. E serve tranquillità, per dirla con Antonio Gramsci: “Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna mettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.

Lo scrive in un post su Facebook il responsabile economico della segreteria del Pd, Tommaso Nannicini.

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