Piano per le famiglie, Martina: “Siamo l’alternativa culturale a questo governo”

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Un assegno unico in denaro e una dote unica da spendere per i servizi alla persona: ecco i due pilastri della proposta di legge del Pd a sostegno della famiglia

“Il Pd è l’alternativa politica e culturale a questo governo”. Con queste premesse il segretario reggente Maurizio Martina ha presentato in conferenza stampa una proposta di legge che ha l’obiettivo di sostenere le famiglie con figli in maniera stabile. Non una misura fuori contesto ma ben imperniata nell’agenda sociale per l’Italia che il Pd ha portato avanti nell’ultima legislatura. Si riparte quindi con una serie di provvedimenti che mirano ad aggredire il grande problema del calo demografico nel nostro Paese, perché come ha detto Graziano Delrio: “Un Paese con natività zero ha meno spinta alla speranza”.

Il capogruppo Pd alla Camera speiga: “Sulla natalità stiamo perdendo terreno, ma è anche vero che le famiglie non hanno un sostegno stabile. Le nostre proposte vanno invece in questa direzione. La tendenza alla denatalità è una malattia del nostro Paese”. Parole ribadite da Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato. “Il Parlamento- dice- ha il dovere di dare risposte alle esigenze concrete del Paese, noi proponiamo al Paese delle misure per rispondere a quelle esigenze”.

Ma invertire la tendenza si può:  lo hanno fatto altri Paesi in Europa e su questo solco anche l’Italia è pronta ad intervenire. Come? Con una proposta che l’onorevole Stefano Lepri ha definito “rivoluzionaria”. Prima di tutto bisogna passare ad un sistema più semplice e più equo: “Vogliamo istituire un assegno unico in denaro (attualmente ce ne sono 7 tipi) e una dote unica per i servizi (attualmente ce ne sono 10 tipi diversi). Due misure integrate con un obiettivo chiaro: favorire la natalità e la genitorialità”.

Una norma che sarebbe anche più equa di quella che c’è ora perché quasi universalistica. “Se venisse approvata- spiega Lepri – avremo la certezza che dal settimo mese di gravidanza e fino al 25esimo anno di età potremo contare su un assegno unico. Mentre per i servizi verrebbero concessi fino a tre anni di vita del bambino, attraverso un sorta di carta di credito”.

Quali sono i soldi erogabili? La proposta prevede, per l’assegno, un contributo di 240 euro al mese per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino a 18 anni e fino a 80 euro al mese dai 18 ai 26. L’assegno viene maggiorato per i figli con disabilità. La dote prevede fino a 400 euro al mese per ogni figlio a carico da zero a 3 anni per asilo, babysitter e altri servizi. L’importo si riduce da 3 a 14 anni ma la dote viene maggiorata per ogni figlio con disabilità.

Una misura articolata e realistica che nulla a che a vedere con le promesse da campagna elettorale del governo Salvini – Di Maio. “Le nostre priorità sono diverse” – ha detto Tommaso Nannicini – “così come anche il metodo per attuarle. Noi vogliamo lavorare per ridurre le disuguaglianza e aiutare anche l’occupazione femminile con misure concrete”.

Niente di più distante dal decreto dignità presentato ieri da Di Maio che Martina ha definito “senza dignità” e senza “svolte utili per il Paese”. “C’è il rischio – ha illustrato Martina- che se venisse approvato possa peggiorare la situazione, soprattutto su tre campi: aumento dell’evasione fiscale, aumento dei contenziosi e soprattutto nessun incentivo al lavoro a tempo indeterminato”. Per il questo il Pd lancia la sfida: “Noi siamo pronti a confrontarci e discutere sul disegno di legge che abbiamo appena presentato e a fare un lavoro serio, anche insieme in Parlamento. Sull’efficacia delle proposte noi battiamo la maggioranza”.

Poi l’appello lanciato ai propri elettori, vecchi e nuovi: “Da qui parte un percorso, faremo vivere queste proposte nel Paese, fino a settembre lavoreremo all’ascolto e alla condivisione delle nostre proposte in tutte le feste dell’Unità e in tutto il Paese. Non ci basta una conferenza stampa, dobbiamo fare un lavoro vero sul territorio. Dobbiamo spiegare nel concreto qual è la nostra agenda sociale per il Paese”.

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