Aquarius e Trenton in balia del mare. Dal Papa un grido di dolore

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Bergoglio interviene sui migranti: “Non sono in gioco solo numeri, ma persone”

Aquarius e Trenton, le due navi simbolo della gestione dei migranti nell’era Salvini-Toninelli, sono in difficoltà. La prima imbarcazione diretta verso la Spagna si trova ancora in acque italiane, vicino alla Sardegna. Ha dovuto cambiare rotta, colpa il maltempo, e dovrebbe raggiungere Valencia non prima di sabato sera.

Dall’Ue arriva l’allarme dell’alto rappresentante Federica Mogherini: “L’identificazione del porto di sbarco è una decisione nazionale su cui l’Ue non ha competenza, però viste anche le notizie sulle condizioni del mare” nella legge “c’è una chiara indicazione” affinché venga fatto “ogni sforzo per limitare al minimo il tempo di permanenza delle persone a bordo della nave”. Ma da Roma confermano la linea, l’Aquarius sbarcherà in Spagna come previsto. Nessun cambiamento. E Salvini la definisce anche come una crociera.

Anche per la Trenton – ferma in mare al largo di Augusta – la situazione non è buona; la nave militare statunitense attende da martedì l’indicazione di un porto dove attraccare. Il segnale dal governo italiano non è mai arrivato, l’equipaggio – secondo una prima ricostruzione – avrebbe rigettato in mare i 12 cadaveri recuperati dal Mediterraneo, perché sulla nave non c’era una cella frigorifera. Poi dalla Marina militare Usa è arrivato il chiarimento: dalla Trenton sono stati visti, durante le operazioni di recupero, “circa 12 corpi senza vita in acqua. L’equipaggio ha dato priorità al recupero di coloro che avevano bisogno di aiuto immediato. La barca di salvataggio ha poi cercato quei corpi, ma non li ha trovati”. La situazione, però, resta critica per i 41 salvati che hanno urgentemente bisogno di cure.

Dal Pd arrivano le accuse all’esecutivo: “Soccorrere vite umane è un imperativo” dichiara il segretario reggente Maurizio Martina. “Salvini, vero dominus del governo, con continui proclami e atti di forza, si comporta come se fosse in campagna elettorale, rendendo tutti complici di una tragedia” ha commentato la vicepresidente vicaria dei deputati del Pd Alessia Rotta.

In questa drammatica situazione, con un governo che decide deliberatamente di non intervenire, la Chiesa torna nel giro di pochi giorni a lanciare il proprio appello per i migranti. Un appello ai cristiani, ma anche – indirettamente – a Palazzo Chigi.

Dopo il tweet di lunedì in cui citando il Vangelo ha lanciato il suo monito al ministro dell’Interno, oggi monsignor Ravasi ha ricordato la funzione della Chiesa e della cultura: “Quella di essere una spina nel fianco nel ricordare i valori dell’umanesimo, quelli del rispetto della persona, che è sempre superiore ai contesti concreti”.

Ma il messaggio più forte è arrivato dal Papa, in un messaggio ai partecipanti al Colloquio Santa Sede-Messico sulla migrazione internazionale. Dopotutto il tema dei migranti è al centro del suo magistero fin dal principio del pontificato. “Nella questione della migrazione – ha detto Bergoglio – non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi. Un’attenzione speciale va riservata ai migranti bambini, alle loro famiglie, a quanti sono vittime delle reti del traffico di esseri umani e a quelli che sono sfollati a causa di conflitti, disastri naturali e persecuzioni”. Bambini, uomini disperati, donne incinte, famiglie non rappresentano “una minaccia alla nostra comodità”, ha detto Bergoglio, serve “un cambiamento di mentalità” e dobbiamo avere “il coraggio di abbattere il muro di quella complicità comoda e muta che aggrava la loro situazione di abbandono e che poniamo su di loro la nostra attenzione, la nostra compassione e la nostra dedizione”.

E poco dopo arrivano anche le dichiarazioni di monsignor Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede: “Ho fiducia che da parte italiana non venga meno quella sensibilità umanitaria che da sempre ha caratterizzato il Paese e che fa parte dell’identità italiana”.

A vedere la linea di Salvini sembrerebbe che di sensibilità umanitaria non vi sia traccia.

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