Nel day after si prepara la tempesta. Scissione vicina

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Troppi segni di nervosismo. San Valentino non porta la pace

Nemmeno 24 ore dopo la riunione della Direzione la fragile tela si sta già lacerando. Siamo ai segnali, non ancora ai fatti: ma insomma, come dice uno dei massimi dirigenti del Pd, “pare che loro vogliano far saltare tutto”.

“Loro” sono i bersaniani. Che meditano in queste ore di disertare l’Assemblea Nazionale di domenica a Roma. O di rompere in quella sede. Roberto Speranza dice: “Impossibile negare che il rischio della scissione sia forte”. Troppi sospetti, veleni, ostilità, mancanza di fiducia. Renzi non garantisce più nulla, per la sinistra.

Certo parlare di divorzio a San Valentino è un tantino strano. Almeno quanto minacciare una scissione alla vigilia dell’assemblea che avvierà la fase congressuale nel Pd, una fase che nella realtà dei fatti sembra essere in corso se ci sono già tre candidati ufficiali in campo e se questi hanno per giunta iniziato da tempo la campagna elettorale, chi girando il Paese come Speranza e Rossi, chi raccogliendo le firme come Emiliano.

Eppure nel giorno dedicato all’amore si minaccia il divorzio breve. Anzi brevissimo, visto che c’è chi scommette che “gli scissionisti” non parteciperanno nemmeno all’assise di domenica prossima.

L’agitazione è grande e le nuvole si addensano nere nel cielo del giorno che segue la direzione del Pd. Una direzione che ha sancito con chiarezza un percorso, con la mozione che ha di fatto aperto la stagione congressuale votata a larghissima maggioranza, ma che segna il passo di una divisione che sembra ineluttabile, anche se sempre minacciata e mai messa in atto.

Per la prima volta dalla sua fondazione la scissione del principale partito italiano sembra a un passo, e il divorzio tra la “ditta” e il “PdR” si consuma tutta sui tempi: non sulle diverse posizioni, ma sul timing: per la minoranza non si può celebrare il congresso a giugno, ma in autunno. “Riassumendo: la minoranza ha chiesto il congresso all’indomani del risultato del Referendum, abbiamo risposto positivamente a questa domanda e ora ci dicono che non ci sono i tempi? La verità è che non vogliono la conta…”ragiona un renziano che legge nelle parole di Bersani il tentativo di prendere tempo.

“Renzi mette il Paese nel frullatore” ha detto questo pomeriggio l’ex segretario dem che andava ripetendo ai cronisti: “No ad un congresso avventura. Voglio capire se diamo un percorso ordinato e diciamo che si vota a scadenza legislatura salvo che arrivi un meteorite da Marte”.

Per mettere al sicuro il governo Gentiloni dal suddetto, immaginario, meteorite la minoranza aveva proposto una mozione al voto della direzione di ieri :”una furbizia che si poteva evitare”, dice Piero Fassino, che per primo ha sollevato la questione ” con quell’ordine del giorno la minoranza ha provato a mettere ai voti la legislatura: se non passava avremmo rischiato di mettere nero su bianco la fine anticipata del governo”.

E adesso tutto è possibile. I margini sono sempre più stretti, il nervosismo nei gruppi parlamentari è palpabile. Forse è la settimana del big bang.

 

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