Il New York Times: “Ma quale crisi dei migranti?”

Focus

In un reportage il quotidiano fa i conti del crollo degli sbarchi in Europa e sottolinea: sono i leader della destra estrema a gridare alla crisi

“Quale crisi dei migranti?”, è il titolo di un reportage da Lampedusa pubblicato oggi dal New York Times in cui l’inviato Patrick Kingsley, numeri alla mano, accende i riflettori sul crollo degli sbarchi in Europa.

È vero che sulle coste europee della Grecia e dell’Italia sbarcavano migliaia di migranti, e che altrettante migliaia passavano poi i confini per approdare in Germania, Austria e Ungheria, ma questo, sottolinea il reportage, accadeva nel 2015.

A tre anni dal picco della crisi le spiagge sono tornate calme e a Lampedusa, un tempo la “linea del fronte” degli sbarchi, fin dallo scorso agosto il centro di detenzione per immigrati è rimasto silenzioso per lunghi periodi e da quelle parti, oggi, si sente solo il canto degli uccelli.

“Qui la situazione non era così tranquilla dal 2011”, ha detto al New York Times il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, confermando che “il numero degli sbarchi si è drasticamente ridotto”.

Per l’autorevole quotidiano è il paradosso della crisi europea dei migranti: il numero degli arrivi è tornato ai livelli pre-crisi del 2015, ma le politiche sull’immigrazione continuano a scuotere il Continente.

Certo, sottolinea Kingsley, il crollo degli arrivi non significa che l’Europa non si trovi ad affrontare delle sfide, ma queste più che i nuovi arrivi, riguardano piuttosto l’assorbimento dei quasi 2 milioni di persone arrivate dal 2014 a oggi.

Per il New York Times ciò che sorprende, tuttavia, è come i leader in particolare della destra estrema “continuino con successo a creare l’impressione che l’Europa sia un continente sotto assedio da parte dei migranti, anche se i numeri dipingono un quadro molto diverso”.

Una tattica, quella messa in pratica da Salvini, Orban e Seehofer, che sta pagando, visto che i dati resi noti questo mese dall’Ue, pubblicati nel reportage, mostrano che i cittadini europei sono preoccupati per l’immigrazione più che per qualsiasi altra questione sociale.

Passando ai numeri, il New York Times nel reportage mette a confronto gli sbarchi avvenuti in Grecia nel 2015, circa 850mila, con quelli di quest’anno, finora fermi a 13mila. Per l’Italia il confronto è fra i 150mila arrivi del 2015 e i circa 17mila di quest’anno, mentre le richieste di asilo in Germania erano in media più di 62mila al mese nel 2016, mentre oggi quel numero è sceso appena sopra ai 15mila, il più basso dal 2013.

Quanto a Lampedusa, nel 2015 vi sbarcarono più di 21mila persone, mentre oggi sono meno di 1.100. Solo in Spagna gli arrivi sono aumentati, da più di 16mila in tutto il 2015 ai circa 18mila, finora, nel 2018, ma si tratta, spiega il giornale, di un aumento relativamente piccolo.

“E’ una crisi inventata”, scrive il New York Times riportando le parole di Matteo Villa, un esperto dell’Istituto italiano di studi internazionali, che aggiunge: “I grossi flussi degli anni scorsi hanno rafforzato i partiti nazionalisti, che oggi stanno creando una propria crisi per guadagnare qualche punto percentuale a buon mercato”.

Al netto delle speculazioni dei partiti di destra, per il NYT la sfida è adesso quella dei processi: come gestire i richiedenti asilo in attesa di risposta, come integrarli nella società se la loro domanda è approvata, e come rimpatriarli se non lo è?

Ma la vera posta in gioco, per il quotidiano statunitense, è il braccio di ferro tra tra chi vuole difendere i valori europei come quello della libera circolazione, e continuare a rispettare il principio del diritto all’asilo, e chi come Orban ha invece come obiettivo quello di chiudere le frontiere esterne e limitare la circolazione anche al di qua dei confini europei.

Un dibattito che, anche per il New York Times, ha in realtà poco a che vedere con la questione specifica dell’immigrazione ma che invece riguarda il baratro crescente tra le forze liberali e illiberali in Europa.

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