Chi è Nicola Molteni, presidente della commissione speciale alla Camera

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Sul suo nome raggiunta ieri una intesa tra centrodestra e M5s così come già avvenuto a Palazzo Madama con Vito Crimi.

Come già anticipato ieri, Nicola Molteni è stato eletto presidente della commissione speciale alla Camera con 27 voti. Sul suo nome era stata raggiunta una intesa tra centrodestra e M5s così come già avvenuto a Palazzo Madama con Vito Crimi.

Le altre cariche in commissione speciale vanno tutte a Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia: Andrea Mandelli (Forza Italia) e Giorgio Trizzino (M5s) eletti vicepresidenti rispettivamente con 15 e 14 voti, mentre i segretari sono Vittorio Ferraresi (M5s) e Paolo Russo (Forza Italia). Nessun incarico nell’ufficio di presidenza al Pd.

La storia politica di Molteni

Avvocato nato a Cantù nel 1976, Molteni è alla sua terza legislatura. Il deputato leghista è infatti stato eletto per la prima volta alla Camera nel 2008, confermato poi nel 2013 e infine nelle consultazioni del 4 marzo. Prima di essere eletto vicecapogruppo vicario alla Camera nella precedente legislatura, era tesoriere del gruppo Lega Nord e Autonomie che lasciò poi al collega Roberto Simonetti. Avvocato, Molteni viene considerato tra i consiglieri più ascoltati da Matteo Salvini.

È tra gli esponenti di ferro del partito del Carroccio, soprattutto quando si tratta di temi relativi alla giustizia e all’immigrazione, a partire dall’opposizione all’abolizione del reato di clandestinità fino alla battaglia per non far passare la riforma delle carceri che rischia proprio di essere affossata da un probabile accordo tra Lega e M5s.

È stato relatore della proposta di legge sulla legittima difesa, una delle battaglie più feroci portate avanti dalla Lega, poi praticamente annullata grazie a un emendamento in commissione Giustizia.

La legge è stata pesantemente modificata, ma comunque duramente criticata anche nella sua versione finale. Tra le altre cose, prevede che per la vittima di un’aggressione la reazione è considerata legittima difesa, quindi anche possibile con le armi, quando si verifica “di notte”, con “violenza sulle persone o sulle cose”. È prevista anche l’esclusione della colpa di chi reagisce “in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”. Nel caso in cui chi ha esercitato la legittima difesa sia stato indagato venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato.

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