Nicola Zingaretti e l’eco del passato

Focus

Tocca a Nicola Zingaretti, al “ragazzo della Fgci”, chiudere i conti con il passato, senza rimozioni e senza troppa nostalgia, e voltare davvero pagina

La storia del Pci si è conclusa con i funerali di Enrico Berlinguer, nel 1984. Allora è iniziato il travaglio degli “eredi”. Le oscillazioni fra le aperture alla socialdemocrazia e i tentativi di elaborare una strategia neocomunista sono comprese in tale vicenda. Poi, certo, è crollato il Muro di Berlino ed è imploso l’impero sovietico. Sono stati questi gli eventi decisivi nell’ormai lunga storia dei cosiddetti postcomunisti, dove quel “post” indica una dimensione sospesa fra un “non più” e un “non ancora”.

Una condizione in astratto provvisoria, di transizione, che rischiava, e ancor rischia, di prolungarsi in maniera indefinita.

Gli slanci e i limiti di Achille Occhetto, l’ “ondivago”, o la disputa fra Massimo D’Alema, il “levantino”, e Walter Veltroni, l’ “americano”, rappresentano una conseguenza. Si trattava di tentativi di risposta a una crisi profonda. Tentativi di approdare, tardi e spesso in maniera maldestra, alla socialdemocrazia, oppure di praticare una sorta di fuga in avanti verso la democrazia a stelle e strisce. Continuando poi non di rado a inseguire un “oltre” utopico, simile a una chimera, un “oltre” vissuto quasi come un destino, nel quale la “terza via” di Blair e Giddens finiva per confondersi con quella berlingueriana.

“Crisi” è parola ancipite, in medicina come in politica: prelude alla risoluzione o all’exitus. In tal caso, però, essa si è protratta a lungo: la malattia non è stata superata e, nel contempo, il mondo postcomunista non è morto. Tutto ciò è continuato anche nel Pd: quella di Matteo Renzi, in fondo, è stata una delle risposte possibili a quella crisi, una delle sue possibili conseguenze. Con l’ex premier la cultura politica cattolico-liberale (e post-democristiana) provava a incarnare una linea neoriformista, in versione “pop”. Neppure tale risposta, tuttavia, riusciva a sciogliere i nodi di fondo della sinistra di casa nostra.

La politica, naturalmente, si nutre soprattutto di fatti, nella loro mutevolezza. E i fatti ci dicono che l’idea stessa di democrazia occidentale è sotto assedio, per dir così. Un’era geologica pare dividerci dai funerali di Berlinguer. Eppure, forse, tocca a Nicola Zingaretti, al “ragazzo della Fgci”, chiudere i conti con il passato, senza rimozioni e senza troppa nostalgia, e voltare davvero pagina. Forse, cioè, occorre sciogliere definitivamente i dilemmi e le incertezze del postcomunismo, quasi per chiudere il cerchio e per rifondare la sinistra italiana. Un passaggio ineludibile, che un “erede” come Zingaretti può compiere.

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