Fallisce in Corea e lo attaccano negli Usa. Per Trump solo guai

Focus

Con Kim non è riuscito neppure a concordare una dichiarazione congiunta. Mentre il suo ex legale Cohen lo attacca da Washington: “È un malfattore”

Prima viene definito un criminale da Micheal Cohen, poi scaricato dal suo nuovo “amico” Kim Jong Un. Non sono certo momenti facili per Donald Trump, che dopo le parole esplosive del suo ex legale, non è riuscito a portare a casa un risultato nel tanto reclamizzato vertice con la Corea del Nord. Pensava di poter scrivere la storia convincendo Pyongyang ad abbandonare il nucleare, un obiettivo sfuggito per decenni agli sforzi diplomatici degli Usa. Trump si era addiruttuta lasciato sfuggire che il suo nome era tra quelli in lizza per il Nobel per la pace. Invece ha chiuso il vertice a testa bassa, ha fatto poche battute durante la conferenza stampa che ha tenuto ad Hanoi prima del rientro in patria, Ed è apparso molto stanco, piuttosto che arrabbiato.

Con Kim non è riuscito neppure a concordare una dichiarazione congiunta e il vertice si è chiuso con due ore d’anticipo. “A volte devi alzarti e andartene” ha commentato il presidente Usa, avvilito. Giunto ad Hanoi con la speranza di convincere Kim a rinunciare all’arsenale nucleare, Trump ha spiegato di aver invece dovuto fare i conti con l’assurda richiesta del dittatore nordcoreano di revocare le sanzioni economiche di Washington.

“Nessun accordo è stato raggiunto questa volta, ma i rispettivi team non vedono l’ora di vedersi in futuro”, ha fatto sapere la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

Per il momento dunque si tratta di un nulla di fatto. Tuttavia il presidente Usa ha sottolineato che i due rimarranno amici. “C’è un calore tra noi che spero rimanga” ha spiegato. “E’ un bel tipo”. E’ chiaro che a Trump piace piacere. per un presidente che punta tanto sulle sue asserite capacità negoziali, il tocco magico personale è tutto. “Credeteci o no ho un ottimo rapporto con quasi tutti i leader” ha detto Trump in conferenza stampa, aggiungendo, in tono difensivo: “molte persone non riescono a capirlo”.

Il segretario di stato americano Mike Pompeo non ha escluso che gli Stati Uniti e la Corea del Nord possano avere ulteriori colloqui dopo il fallimento del summit di oggi: “Non abbiamo fissato una data. La mia sensazione è che ci vorrà un po’ di tempo, ognuno di noi dovrà riorganizzarsi un po'”, ha detto il capo della diplomazia statunitense ai giornalisti.

Tutto questo mentre da Washington il suo ex avvocato personale Michael Cohen sparava bordate contro di lui, definendolo “un malfattore” davanti al Congresso Usa. Cohen, che sta per scontare una condanna a tre anni di carcere per aver mentito al Congresso sotto giuramento, ha giurato di nuovo ieri davanti ai deputati per una strabiliante, teatrale, audizione. L’ex avvocato ha utilizzato il palcoscenico della diretta tv, trasmessa in tutto il mondo, per descrivere il suo ex capo come un “malvivente”, “truffatore”, “bugiardo” e “razzista”.

Dure le parole di Trump, lamentatosi soprattutto per il momento in cui è stata lanciata l’accusa: “Penso che avere un’audizione falsa come quella nel mezzo di un così importante summit sia stata veramente una cosa terribile”, ha detto reagendo alle accuse. Secondo il Tycoon è “qualcosa di incredibile” che sia accaduto durante questo summit molto importante. “Non sarebbe mai successo con un altro presidente”, ha sottolineato piccato.

Insomma, se in un primo momento il vertice con Kim avrebbe dovuto rappresentare per Trump un’occasione di sfuggire anche da questo, dalla palude di Washington, l’assenza di un accordo ha complicato di molto la situazione politica del Tycoon.

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