Dal No al razzismo un’Italia migliore di quella che temiamo

Focus

L’Italia dispone di solidi argini civili e culturali, più solidi di quello che talvolta siamo noi stessi spinti a temere

Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne raccontino i sondaggi, verrebbe da dire guardando alle risposte che stanno venendo da più parti nel Paese all’emergenza razzismo. Si tratta di risposte solo in parte politiche: più spesso legate ad un’Italia distante dalla militanza di partito o anche solo dalla piena fiducia verso le forme tradizionali della rappresentanza. La reazione alle conseguenze concrete che la violenza politica e culturale del salvinismo ha portato nei nostri canoni di tolleranza viene dall’associazionismo e dal volontariato, dal mondo della cultura e da quello religioso, dall’imprenditoria e dal giornalismo (e persino da alcuni di quei giornalisti che negli ultimi anni hanno concorso – non si sa quanto consapevolmente – a costruire le basi dell’egemonia gialloverde attraverso la sistematica e pregiudiziale demolizione dell’azione di governo del Pd).

Una risposta che ci racconta tre cose più importanti di altre. La prima è che l’Italia è molto migliore di quanto a volte non rischi di apparire agli sconfitti del 4 marzo. Se la tentazione di ogni sconfitto dal voto è di immaginare che le ragioni (regressive) dei vincitori siano penetrate nel corpo elettorale in profondità e in permanenza, la risposta ai pestaggi fisici e verbali che il salvinismo ha scatenato nel paese descrive un’Italia reattiva e mobile: un elettorato che nella sua maggioranza si dichiara ancora oggi disponibile a votare Lega e Cinque Stelle ma che non di meno ritiene inaccettabile il manifestarsi di razzismo e intolleranza.

Il secondo segnale che viene da queste ore è che l’Italia dispone di solidi argini civili e culturali, più solidi di quello che talvolta siamo noi stessi spinti a temere. Il peso positivo di una storia che tendiamo a considerare appannata dal succedersi delle generazioni, la continuità di uno spirito pubblico che resiste all’ondata ormai ventennale dell’antipolitica, l’ancoraggio che le nostre tante comunità mostrano ancora verso i valori di tolleranza e pluralismo su cui è fondata la Repubblica e molto altro ancora: il giacimento di risorse civili a cui attingono i nostri argini contro il razzismo è molto ampio e solido.

Infine una pista importante per il Partito democratico: perché la risposta italiana al salvinismo è solo in parte politica, ma offre alla (nostra) politica il suggerimento di un territorio da esplorare e (possibilmente) egemonizzare con strumenti adeguati.

Anche qui è il senso di un impegno per il rilancio del Pd, al di là dell’inevitabile metafisica correntizia: la nostra discussione congressuale, che di fatto è già cominciata e che non dovrà scontare ritardi ingiustificabili, sarà anche e soprattutto sulle proposte che si dimostreranno migliori nel permettere al Pd di ricollegarsi nei fatti e non solo a parole con quelle ampie parti del Paese che proprio in queste ore si stanno mostrando reattive alla minacciosa regressione civile annunciata dal grilloleghismo.

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