Nomine Ue verso lo sblocco, la presidenza a una donna

Focus

Vicino l’accordo sul pacchetto di nomine: la tedesca Ursula von der Leyen verso la guida della Commissione, la francese Lagarde in pole position per la Bce

Il secondo giorno di vertice per le nomine ai massimi livelli dell’Unione europea si sta rivelando, dunque, quello decisivo. Anche perché in caso contrario sarebbe stata ben magra la figura a cui si sarebbe esposta l’Europa di fronte ai 40 milioni di elettori in più che si sono recati alle urne lo scorso 26 maggio, sulla base di una promessa di cambiamento, anche nei riti.

Nella canea di voci che si sono rincorse a margine del vertice, che i capi di Stato hanno fatto slittare nel primo pomeriggio evidentemente con lo scopo di arrivarci con la soluzione già sul tavolo, alcuni punti fermi sembrano essere chiari: una donna alla guida della Commissione europea, un pacchetto complessivo di nomine che tiene insieme non solo gli interessi delle famiglie politiche (popolari, socialisti e liberali), ma anche quelli di provenienza geografica e di genere, con la necessaria premessa della rinuncia da parte del Parlamento europeo alla logica dello spitzenkandidat (per la quale alla guida della Commissione sarebbe dovuto andare uno dei candidati proposti ai cittadini il 26 maggio) .

Un quadro che, se completato con i nomi, suona come uno sberleffo all’indirizzo di chi, nelle scorse ore, aveva dato praticamente per politicamente morta Angela Merkel, e ormai del tutto superato l’asse franco-tedeco.
A tirare fuori il coniglio dal cilindro pare infatti sia stato lo stesso Macron, che ieri sera ha proposto a Merkel la soluzione che adesso accontenta un po’ tutti, ossia quella della ministra della difesa tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione.

Una soluzione che apre l’altra casella, quella della guida della Bce, alla direttrice dell’Fmi, la francese Christine Lagarde. Una soluzione che è apparsa subito tanto credibile da essere data già per fatta da Wikipedia.

Insomma una uno-due niente male per la coppia Merkel-Macron, con buona pace di chi, come il premier italiano Giuseppe Conte, aveva tuonato contro la soluzione proposta ieri – che prevedeva il socialista Frans Timmermans alla guida della Commissione e il popolare Manfred Weber a capo dell’Europarlamento -, perché a suo dire decisa nelle sole stanze franco-tedesche.

 

Adesso, di fonte all’ok arrivato anche dal gruppo dei Paesi di Visegrad, capitanati dall’Ungheria di Victor Orbàn, Conte non potrà che abbozzare, dando l’ok del suo governo populista alla candidata della tanto vituperata Merkel, magari provando a strappare, in cambio dell’appoggio dell’Italia, una qualche forma di benevolenza sulla vicenda della procedura di infrazione. Ben poca cosa per un Paese che, fino a prima dell’era gialloverde, sedeva da protagonista al tavolo delle decisioni.

Il resto del pacchetto all’esame del vertice, iniziato con sette ore di ritardo, prevede la nomina del liberale belga Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo e del socialista spagnolo Joseph Borrell come Alto rappresentante per la politica estera. Un quadro completato dalla presidenza dell’Europarlamento (che si voterà domani a Strasburgo)) al socialista bulgaro Sergei Stanishev, probabilmente in staffetta con il popolare tedesco Manfred Weber.

Ma anche per lo spitzenkandidat socialista Frans Timmermans, che nel frattempo ha rinunciato al seggio all’Eurocamera, dovrebbero riaprirsi le porte della Commissione, probabilmente nel ruolo di vicepresidente con delega ai temi economici, insieme alla danese Margrethe Vestager, spitzenkandidat liberale, e allo slovacco Maros Sefcovic.

 

Insomma una soluzione improntata all’equilibrio, con la poltrona apicale assegnata a una popolare tedesca, 61enne evangelica e madre di sette figli, da sempre vicina ad Angela Merkel prima come ministro della Famiglia e poi al dicastero della Difesa, completata da una significativa presenza di esponenti socialisti in ruoli significativi. Il tutto senza mettere del tutto da parte gli spitzenkandidat, che pure il 26 maggio sono stati presentati agli elettori europei, e che saranno ripescati tra staffetta alla presidenza dell’Europarlamento e vicepresidenze della Commissione.

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