Non accetteremo passi indietro. La disabilità non è una patologia

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Le prime affermazione del neo ministro alla Famiglia e disabilità si concentrano invece sul modificare la cosiddetta legge sul “ dopo di noi”

Tra le novità del Contratto di Governo frutto dell’accordo M5S e Lega si prevede un dicastero e ministro alla Famiglia e Disabilità. Agli occhi di molti questa scelta può avere un suo fascino perché rappresenta una novità, ma porta con se anche l’idea di una centralità della patologia, della condizione di disabilità che non è una condizione solamente soggettiva ma il risultato della sua interazione, come la Convenzione Onu afferma, con varie barriere. Vi è, dunque, il rischio di una regressione culturale, che preoccupa dopo anni di crescita culturale. L’Italia è tra i Paesi che hanno strumenti normativi di grande pregio: la stessa legge sull’inclusione scolastica riconosciuta anche dall’ONU e molte leggi, come la legge 104/92 o la legge 328/00, solo per fare qualche esempio.

Ma ancor di più, l’Italia si è dotata di organismi collegiali quali l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica e l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, il quale predispone il Programma d’Azione biennale (l’ultimo in G.U. dal 12 dicembre 2017 frutto della partecipazione attiva di organizzazioni di persone con disabilità, organizzazioni sindacali, istituzioni centrali, locali). Di quale sarà il ruolo effettivo e il rapporto tra un “ministero ad Hoc”, senza portafoglio, e questi organismi e gli altri dicasteri, centrali nella pianificazione delle politiche per attuare pienamente il Programma d’Azione, nulla sappiamo, perché nel “contatto” attualmente rimane un mistero.

Una ”svista” grave nel contratto Lega e M5S è la totale mancanza di qualsiasi riferimento proprio al Programma d’azione che prevede circostanziate azioni (194) specifiche, una mortificazione che non si giustifica nemmeno con la citazione nello stesso “contratto” dell’attuazione della Convenzione Onu, essendo essa già sottoscritta dall’Italia all’atto della ratifica. L’augurio è che almeno questo Ministero svolga un’azione di coordinamento e supervisione tra tutti i dicasteri, affinché ogni legge abbia come norma di riferimento gli impegni assunti nel Programma biennale e non rappresenti, invece, una bandierina o, peggio, un’idea “ghettizzante” della disabilità.

Peraltro, il “contratto” contiene numerose generiche mozioni di principio, ma non indica strumenti e iniziative concrete che questo Governo intenderebbe mettere in campo per realizzare proprio gli obiettivi dalla Convenzione Onu.

Ma vi è di più. I capitoli di un contratto non vanno visti singolarmente, perché sarebbe un fatale errore, come quello di non considerare l’insostenibilità economica e finanziaria di ciò che vi è indicato. Nessun riferimento alle priorità e ai Livelli essenziali di assistenza e alle conseguenze che il previsto “regionalismo spinto”, in assenza dei LEPS, può determinare, con l’aumento delle disuguaglianze ed assenza di diritti su base regionale.

Le prime affermazione del neo ministro alla Famiglia e disabilità, assai vaghe e piuttosto confuse, non offrono alcun inizio di chiarimento su tali aspetti, ma si concentrano invece sul verbo modificare, partendo dalla legge 112/16, la cd legge sul “ dopo di noi”. Questa legge, che avrebbe casomai bisogno di integrare le risorse, ha dato centralità al diritto di autodeterminazione e di vita indipendente e alla specificità individuale e ha offerto a molte famiglie la speranza di poter vedere realizzati progetti di vita alternativi all’istituzionalizzazione. Ma la legge con sé porta un altro grande valore: il riconoscimento della dimensione solidaristica e mutualistica, di costruzione di progetti all’interno della comunità dove le persone con disabilità vivono, e non di meri finanziamenti, lasciando poi sole le persone e le famiglie senza investimenti sulla cultura dell’accoglienza diffusa e sulla realizzazione del diritto alla piena inclusione.

Noi non saliremo sui tetti di Montecitorio, non occuperemo i banchi del governo, non impediremo con la forza fisica di lavorare nelle commissioni, come accaduto nella precedente legislatura. Faremo altro. Avendo proposte concrete e specifiche per accrescere la possibilità di tante persone di realizzare il proprio progetto di vita e di esercitare pienamente i diritti di cittadinanza, eserciteremo un’opposizione propositiva e sfidante, con la serietà e l’impegno di sempre, fermando qualsiasi passo indietro nei diritti, nelle risorse finanziarie e nella realizzazione di leggi che devono rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone con disabilità la partecipazione in tutti gli ambiti della vita sulla base del principio di uguaglianza.

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