Il M5s spegne Radio Radicale

Focus

Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dichiarato inammissibili le proposte per il salvataggio dell’emittente. Serviva l’unanimità dei gruppi, ma il M5S si è opposto

Non sono passati ieri sera i ricorsi presentati per chiedere la proroga della convenzione tra Radio Radicale e il Ministero dello Sviluppo Economico. Le commissioni Bilancio e Finanze cui ieri pomeriggio si era appellato Roberto Giachetti, ne hanno decretato la definitiva bocciatura. Per poter inserire gli emendamenti presentati al Decreto Crescita serviva l’ok unanime dei deputati che fanno parte delle commissioni, ma votare no è stato il Movimento 5 Stelle, contro il parere di tutti gli altri e per questo motivo le opposizioni si sono ribellate ed è scoppiata una vera e propria bagarre.

Eppure non si arrendono i sostenitori della radio che dagli anni 70 ha svolto una insostituibile funzione informativa a 260 gradi. In primis Roberto Giachetti che è ricoverato in ospedale, fortemente disidratato per lo sciopero della fame e della sete: “Il digiuno è il metodo non violento che ci ha insegnato Marco Pannella. Non si può chiudere una Radio come Radio Radicale che nel nostro Paese ha fatto la storia, e non solo…”. “Radio Radicale – dice al Corriere della Sera – in tutti questi anni ha svolto un ruolo evidente di formazione politica, non possiamo dimenticare e cancellare tutte le dirette fatte dal Parlamento. E’ una voce storica, ma soprattutto pluralista”. Il parlamentare dem ha quindi annunciato che proseguirà la sua battaglia.

Intanto stamani Luigi Di Maio insiste: “Dobbiamo trovare una soluzione ragionevole che tuteli i posti di lavoro senza un intervento diretto dallo Stato”. Per il vicepremier “si sono versati milioni a questa radio e non ad altre che stanno sul mercato. Io non ho nessun interesse a far perdere posti di lavoro e a spegnere una radio serve una soluzione ragionevole che non preveda un contributo diretto”. A Giachetti dice: “spero che possa tornare a bere e mangiare”.

Ieri tutti i gruppi sono intervenuti per tentare di convincere il Movimento 5 Stelle a cambiare idea. Duro l’affondo della dem Silvia Fregolent contro il presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi, accusato di fare “il Ponzio Pilato”. Tra le proposte a non essere riammesse anche il rafforzamento del bonus bebè chiesto dal ministro Fontana.

Il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, ha detto che senza la convenzione la radio non avrà più fondi per pagare ai lavoratori gli stipendi di giugno e per sostenere i costi di produzione: “allo stato attuale non potremo andare oltre un periodo di poche settimane”.

Sembra che sia anche una questione politica quella di Radio radicale. La Lega ha più volte detto di voler salvare l’emittente, eppure ad oggi si prosegue in questa direzione. A più di un mese dalla morte dello storico conduttore e direttore della radio, Massimo Bordin, per Radio Radicale il futuro non sembra riservare un roseo avvenire.

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