I nuovi poteri di controllo dei parlamentari

Focus

La vicenda della Sea Watch 3 ha aperto il dibattito su limiti e libertà dell’attività ispettiva di deputati e senatori

Le polemiche seguite alla decisione di alcuni parlamentari di salire a bordo della SeaWatch 3 per valutare le condizioni dei migranti a bordo, culminate addirittura con un (volutamente?) ambigua richiesta di loro arresto da parte del Ministro dell’interno, impongono di ritornare a riflettere sul senso costituzionale dell’esercizio delle prerogative connesse al libero esercizio del mandato parlamentare. Ciò, tanto più ove si consideri che alcuni dei suddetti parlamentari sono stati già multati dalla Capitaneria di Porto di Siracusa perché, in una precedente operazione di salvataggio, si erano permessi di salire a bordo della stessa nave senza attendere il permesso dell’ufficio sanitario marittimo.

Ogni parlamentare, infatti, quale rappresentante della Nazione (art. 67 Cost.), ha il diritto di poter svolgere il proprio mandato non solo all’interno del Parlamento ma anche al suo esterno. Anzi, tra attività extraparlamentare ed attività parlamentare s’innesca un circolo virtuoso perché la prima costituisce, ad un tempo, antecedente e conseguenza della seconda. È dall’attività nel territorio, dal contatto con il vissuto quotidiano infatti, che il parlamentare trae informazioni, esigenze, interessi che sarà compito suo e della sua parte politica mediare e rappresentare nella successiva attività svolta all’interno delle camere, la quale, a sua volta, è attraverso il parlamentare comunicata, discussa e, se del caso, criticata all’esterno. Pertanto, “l’attività dei membri delle Camere nello Stato democratico rappresentativo è per sua natura destinata a proiettarsi al di fuori dalle aule parlamentari, nell’interesse della libera dialettica politica, che è condizione di vita delle istituzioni democratico-rappresentative” (Corte costituzionale, sentenza 321/2000, 3.1 cons. dir.).

Il mandato parlamentare si attua grazie alle prerogative che ne tutelano la libertà d’esercizio: sia quelle più note e per così dire, maggiori (l’insindacabilità per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle funzioni parlamentari; l’immunità da provvedimenti limitativi della libertà personale, domiciliare e di corrispondenza; l’indennità parlamentare), sia quelle c.d. minori, meno note ma non per questo meno importanti giacché esse “partecipano della natura delle facoltà ricomprese nell’ambito di applicazione dell’art. 67 Cost. relative al libero mandato parlamentare” (Gianniti-Lupo)

Così i parlamentari possono visitare senza autorizzazione gli istituti penitenziari (art. 67.5 l. 354/1975) e le strutture militari (art. 301 d.lgs. 66/2010). L’accesso dei parlamentari in tali strutture rientra tra le “attività di ispezione” connesse alla funzione di parlamentare ed espletate anche fuori del Parlamento. Tali attività ispettive sono espressamente incluse dall’art. 3.1 l. 140/2003 tra quelle per le quali il parlamentare non può essere chiamato a rispondere in alcuna sede, amministrativa compresa.

Ciò ha trovato conferma nella giurisprudenza della Corte costituzionale, la quale, pur come noto attenta a circoscrivere la insindacabilità dei parlamentari all’attività esterna alle camere legata a quella interna da un nesso funzionale sostanziale (sentenze n. 10-11/2000), ha ammesso che la prerogativa che consente al parlamentare di accedere ad un istituto di pena “rientra tra «le attività di ispezione» cui l’art. 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140 riferisce l’applicazione dell’art. 68, primo comma, Cost., a norma del quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni» (Corte cost., sentenza 388/2007, 4° cons. dir.).

La precedente esperienza dimostra che grazie all’esercizio di tale attività ispettiva sono state scoperte gravi violazioni di legge nei confronti dei soggetti più deboli, come nel caso delle condizioni in cui sono costretti a vivere alcuni detenuti in strutture carcerarie fatiscenti oppure come fu per l’Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, sequestrato il 19 dicembre 2012 per carenze strutturali ed igienico-sanitarie a seguito di una ispezione della Commissione d’inchiesta sull’efficacia ed efficienza del Servizio Sanitario Nazionale.

Si potrebbe obiettare che i parlamentari possono svolgere senza autorizzazione tale attività ispettiva solo nelle due ipotesi (carceri e strutture militari) previste dal legislatore. Ma proprio la potenzialità insita nello svolgimento del libero mandato parlamentare impone che esso non sia preventivamente ingabbiato in ipotesi specifiche, destinate inevitabilmente ad essere superate quando la realtà sociale e politica impone con prepotenza nuove e imprevedibili frontiere da esplorare, come il caso della SeaWatch 3 drammaticamente dimostra. La scelta di salire a bordo, infatti, può ovviamente essere condivisa o meno sotto il profilo politico ma rimane giuridicamente incontestabile perché, ancor prima che in appoggio di un’operazione di salvataggio che il Gip di Agrigento ha giudicato legittima, espressione del legittimo esercizio delle loro prerogative

Sotto questo profilo, quindi, il riferimento dell’art. 3.1 l. 140/2003 ad “ogni altra attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connessa alla funzione di parlamentare, espletata anche fuori del Parlamento” va interpretato in senso estensivo, in conformità tanto con il suo dettato letterale, correlando tale attività non alla funzione parlamentare (in senso oggettivo) ma alla funzione di parlamentare (in senso soggettivo; Manzella), quanto con la sua ratio di consentire al parlamentare la massima esplicazione possibile, non circoscrivibile a priori, del libero esercizio del suo mandato in chiave ispettiva. Diversamente, se l’attività ispettiva del parlamentare dovesse essere circoscritta solo alle strutture carcerarie e militari, essa si ridurrebbe a ben poca cosa.

Un tempo, l’autorevolezza dei parlamentari era di per sé sufficiente per indurre chi di dovere a consentire loro il libero accesso. Nello sceneggiato televisivo Aldo Moro, il Professore si vede lo statista democristiano ingiungere con il solo sguardo al direttore del reparto psichiatrico di aprirgli la porta della stanza in cui erano ricoverati quei poveretti in condizioni disumane.

Purtroppo, non sono più quei tempi, e stavolta per colpa non dei parlamentari, giacché ve ne sono ancora che con passione politica e coraggio danno dignità al loro ruolo, ma al contrario di chi vorrebbe limitare il libero esercizio del loro mandato.

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