O governo di tutti o voto. Renzi costruisce la sua linea

Focus

Oggi le dimissioni del governo, forse già giovedì le consultazioni di Mattarella

Un governo fino a fine legislatura? Ve bene, ma solo se lo appoggiano tutti. Matteo Renzi non sembra intenzionato a dare il suo via libera all’ennesimo governo tecnico appoggiato solo dal Pd, che sarebbe a quel punto l’unico parafulmine a cospetto delle prevedibili, rumorose polemiche di Grillo e centrodestra.

E’ un punto politico, che viene prima dei nomi. Non ci sta, il segretario del Pd e ormai quasi ex premier, a restare da solo con il cerino della governabilità in mano, sapendo peraltro che in campo sarebbe un esecutivo inevitabilmente più debole di quello da lui presieduto, al di là della persona chiamata a guidarlo.

Bisognerà dunque verificare le reali volontà degli altri partiti. Ma quello che già da due giorni va dicendo il M5S (elezioni punto e basta) lascia capire che non vi sarà mai una sua disponibilità a contribuire, in qualunque modo, a garantire appoggio ad un nuovo governo (Padoan? Delrio?). Senza dire di Salvini- che ha la medesima linea di Grillo – mentre Berlusconi insiste su un governo per la legge elettorale ma in una situazione nella quale “la parola deve tornare agli italiani”.

Contro lo scioglimento delle camera c’è soprattutto la sinistra Pd (che come al solito ha la linea opposta a quella di Renzi), l’Udc di Casini, zone” della stressa maggioranza Pd, ma soprattutto “l‘istinto di conservazione” del Parlamento, cioè l’abituale resistenza di deputati e senatori ad andare a casa anzitempo.

Dunque – sembra il ragionamento di Renzi – se risultasse impossibile far nascere un governo che abbia il sostegno di tutti non resterebbe che il ricorso alle urne. Angelino Alfano prevede febbraio perché forse tiene presente il doppio appuntamento internazionale, il sessantesimo anniversario dalla firma dei trattati di Roma, che si celebrerà il 25 marzo 2017, e il G7 di Taormina il 26 e 27 maggio.

In campo c’è sempre l’ipotesi di un governo di scopo (Grasso?) con un programma limitato ad una nuova legge elettorale ma è un’idea tutta da verificare: quanto è realistico ipotizzare un accordo su una legge elettorale in un quadro politico così sfrangiato?

Al momento è tutto fermo, in attesa dell’apertura formale della crisi (Renzi rassegnerà le dimissioni dopo l’approvazione della legge di Bilancio da parte del Senato) e dell’avvio delle consultazioni ufficiali forse già giovedì 8 malgrado sia giorno di festa.

Non si può nemmeno escludere che alla fine risulti impossibile formare un nuovo governo e che si sciolgano le camere con il governo Renzi in carica per l’ordinaria amministrazione ed elezioni, come ha previsto il ministro dell’Interno, a febbraio o prima metà di marzo. Sempre che Sergio Mattarella non riesca a trovare la soluzione giusta: il capo dello Stato ha certamente l’esperienza e la sapienza politica per trovare la soluzione del rebus politico più complicato degli ultimi anni.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli