Obama dieci anni dopo. La notte in cui sembrò cambiare tutto

Focus

Oggi ci ritroviamo a tremare davanti alla possibile vittoria di Donald Trump alle elezioni di Midterm

Ci si illuse tutti che nella indimenticabile notte del 5 novembre 2008 il mondo stesse cambiando per sempre. E invece, esattamente dieci anni dopo il trionfo di Barack Hussein Obama, primo presidente nero della storia degli Stati Uniti, eccoci qui a tremare dinanzi al pericolo di uno strapotere dell’uomo che è l’esatto opposto di Obama, uno strapotere che domani quello stesso popolo americano potrebbe conferire a Donald Trump nel caso in cui egli vincesse le elezioni di Midterm confermando Camera e Senato ai repubblicani.

Eppure nella magica notte di Grant Park a Chicago – erano le 5 di mattina in Italia – la Storia parve davvero aver imboccato una strada nuova e la sensazione era che fosse una svolta definitiva: troppo forte la rottura, non solo per il colore della pelle del nuovo Presidente ma per la radicalità del suo messaggio democratico. Si radicò nei progressisti di tutto il mondo l’idea che l’avvenire sarebbe stato se non lineare comunque felice e che il mondo sarebbe stato più giusto. In questo senso Obama ha rappresentato davvero per milioni di individui “the hope”, la speranza (anzi: la certezza) che i tempi stessero per cambiare: e lo fu con una forza planetaria paragonabile solo a quella della Rivoluzione francese, o quella del 1848, o quella russa.

Ma come sempre nella Storia si deve parlare anche in questo caso di un tramonto delle illusioni. Per i limiti dell’obamismo, certo. Ma soprattutto perché la lotta fra reazione e rivoluzione, sempre sotto rinnovate spoglie, è interminabile.

Però anche nel caso di Barack Obama le grandi imprese storiche seminano germogli profondi nello strato profondo della Storia. Obama in persona si rivede, in questa fase finale della durissima campagna elettorale americana, come un santone che indichi la strada. Eppure è stato accusato di essere “incapsulato” nel passato. E tuttavia il nucleo del messaggio democratico regge e piano piano evolve anch’esso, come ci dicono i nuovi fermenti forse ancora non maturi per la vittoria ma comunque importanti per la rivincita fra due anni quando si voterà per la Casa Bianca.

L’illusione che tutto stesse cambiando per sempre che prese il cuore di tanti quella lunga notte dei dieci anni fa ha lasciato il posto, per forza di cose, ad una inedita “pazienza” democratica. Se si riesce a innovare il proprio campo, la battaglia resta aperta. Proprio come fece un uomo chiamato Barack Hussein Obama.

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