Obama e Putin, all’Onu è botta e risposta sulla Siria

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Resta la distanza sul ruolo di Assad e il destino del suo regime

A poche ore da un faccia a faccia (alle 23 italiane) che appare già molto complicato, Barack Obama e Vladimir Putin sono stati protagonisti di un duro botta e risposta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Al centro dello scontro, la situazione in Siria.

Il presidente americano, nel corso del suo intervento, ha confermato la disponibilità degli Usa a “lavorare con tutti i Paesi, compresi Russia e Iran” per trovare una soluzione. Però – ha precisato Obama – non si può tornare “alla situazione precedente alla guerra”. Quindi, nessuna indulgenza nei confronti del regime di Assad e di chi sostiene che bisognerebbe sostenerlo “perché l’alternativa è peggiore”. Il riferimento, chiaramente, è alla Russia. “Di certo – è il messaggio inviato a Mosca – il realismo ci impone di scegliere il compromesso necessario a mettere fine al conflitto e schiacciare l’Is, ma il realismo richiede anche una transizione controllata da Assad a un nuovo leader e un governo inclusivo”.

La replica di Putin non si è fatta attendere, invocando anche “una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler durante la Seconda guerra mondiale” per fronteggiare i terroristi dello Stato islamico. Per il presidente russo è “un errore non cooperare con Assad“, dato che – a suo dire – “nessuno, a parte i curdi e le forze di Assad, sta veramente combattendo contro l’Is e i gruppi terroristi in Siria”. Quindi, l’affondo rivolto agli Usa, accusati di un’azione “irresponsabile”, come quella di “dare le armi ai ribelli e giocare con i terroristi”.

Come aveva già sottolineato, contrario a un intervento armato in Siria è anche Matteo Renzi. “Mancano i presupposti giuridici, al di là delle valutazioni politiche”, ha ribadito anche oggi. Il timore che si ripeta il caos già provocato in Libia, spiega il premier italiano, è un timore “condiviso da molti”. Riguardo allo scontro tra Obama e Putin, il premier italiano giudica “molto positivo che oggi ci sia un bilaterale”, affinché la crisi siriana “sia una priorità del dibattito internazionale e non sia messa sotto il tappeto”.

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