Occupazione e diritti, una missione europea

Focus

Ripensare il mondo davvero, partendo dal lavoro, significa rivoluzionare la scuola dei nostri ragazzi e metterli nelle condizioni di conoscere il mondo del loro tempo

Il dibattito sul lavoro in Italia è limitato da un approccio che spesso antepone l’analisi di stampo ideologico e predilige soluzioni a compartimenti stagni invece che l’analisi fattuale della realtà e un approccio organico. Se riuscissimo a tenere a mente che il lavoro è prima di tutto dignità, sarebbe più facile mantenere un principio essenziale, quello secondo cui la persona deve essere il fine ultimo dell’economia, intesa come progetto umano.

Il lavoro ha subito e subirà ancora cambiamenti epocali causati dall’automazione, dall’intelligenza artificiale, dall’uso dei big data, eppure, nonostante quest’onda di innovazione e progresso, il lavoro oggi in Italia e altrove, appare ancora legato a pratiche arretrate, involute. Persistono condizioni di sfruttamento, di disuguaglianza tra uomini e donne, tra cittadini e immigrati, tra giovani e anziani. L’involuzione del lavoro oggi appare come conseguenza della conservazione di un sistema di produzione che avremmo dovuto superare decenni fa, quando ancora la tecnologia disponibile oggi era impensabile ma già si intuiva la necessità di ripensare il lavoro e l’essere umano nel tempo.

L’invecchiamento della popolazione, il bassissimo tasso di natalità ci grida di fare presto e attuare politiche che permettono di condividere le responsabilità famigliari e un equilibrio sostenibile tra vita privata e lavoro, primo passo per impostare un welfare degno dei bisogni delle persone. L’Unione europea ha adottato poche settimane fa la direttiva “Work life balance’ che prevede 10 giorni di congedo di paternità retribuito al livello dell’indennità di malattia, due mesi di congedo parentale non trasferibile, che in realtà erano quattro secondo la proposta iniziale della Commissione europea (alias i burocrati di Bruxelles). Purtroppo ci si è dovuti accontentare di due, perché gli Stati membri non erano pronti a mettere soldi per pagare il tempo che le persone hanno bisogno di dedicare ai figli. Meglio, a detta  di alcuni capi di stato e ministri, aumentare la spesa pubblica per mance elettorali. E allora al diavolo il riconoscimento dei tempi di vita, al diavolo pure le donne e il loro carico di lavoro famigliare! Malgrado qualche resistenza, l’Unione europea ha tuttavia ottenuto un risultato positivo per il miglioramento delle politiche sociali e del lavoro in Europa, e da qui si ripartirà nella prossima legislatura.

La disparità tra uomini e donne è ancora una piaga del lavoro di cui si parla poco e su cui ci si impegna ancora meno. Solo il 49% delle italiane è occupata contro una media europea del 61%. Portare l’occupazione femminile ai livelli europei porterebbe in Italia un aumento del PIL pari al 15%. Abbiamo ancora carriere discontinue, contratti precari, salari più bassi, difficoltà a raggiungere ruoli dirigenziali. Ecco perché la differenza salariale in età pensionistica diventa, per molte, vera e propria esclusione sociale con il suo gap pensionistico che raggiunge anche il 40% e soglie di povertà inaccettabili. Per questo, è  tempo di riconoscere un salario minimo, non solo laddove è assente contrattazione collettiva ma soprattutto dove sono assenti servizi pubblici. Battersi oggi con ancora più forza per un salario minimo da estendere a chi presta lavoro di cura all’infanzia, ai disabili e agli anziani deve essere la priorità di una più ricca concezione del lavoro volta all’emancipazione sociale i tutti. Il progresso tecnologico è senza dubbio un fattore decisivo per raggiungere questo obiettivo e capace di distruggere i processi di produzione contemporanei. Distruttivo dell’arretrata concezione fordista, del lavoro manuale e usurante e ciò nonostante, concepito come una minaccia all’occupazione.

Ripensare il mondo davvero, partendo dal lavoro,  significa rivoluzionare la scuola dei nostri ragazzi  e metterli nelle condizioni di conoscere il mondo del loro tempo. Insegnare sin da bambini il coding, ovvero la programmazione informatica, come fosse un gioco è essenziale affinché quei bambini abbiano la capacità, non solo di dominare la conoscenza di domani ma, di acquisire sin dalla tenera età competenze che oggi necessitano un diploma di laurea. La formazione è la sfida più importante per riprogettare il lavoro  ma per farlo dobbiamo avere chiaro in quale modello economico e sociale vogliamo vivere. L’Unione europea deve darsi una missione per esistere nella storia, la nostra generazione, quella dei trentenni deve darsi una missione se vuole lasciare un segno in un’epoca di grandi sfide. Allora assumiamo il lavoro come la nostra missione e come la missione dell’Unione europea che vogliamo costruire. Per farlo evitiamo il pantano delle soluzioni di breve termine e guardiamo al quadro grande e complesso che abbiamo davanti. Transizione ecologica, innovazione come guida di ogni investimento, calcolo dei costi sociali dell’attività economica e investimento nel capitale umano saranno le nostre linee guida. Equità, diritti, lavoro per tutte  e responsabilità, il  paradigma del lavoro che vogliamo per tutti.

Alessia Centioni è candidata per il Partito Democratico alle elezioni europee nella circoscrizione Centro Italia

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli