Oggi come ieri, crisi estive e governi balneari nella prima repubblica

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Prima Repubblica

La crisi del governo gialloverde a metà agosto non è una novità nella storia dell’Italia repubblicana. Ecco le date più significative del nostro passato.

Nella cosiddetta “Prima Repubblica”, quella che va dalle prime elezioni del 1948 alle consultazioni politiche del 27 marzo 1994 (quelle che segnarono la fine del pentapartito e la vittoria di Forza Italia col 42 percento dei consensi), non sono state rare le crisi di governo in piena estate e nemmeno i “governi balneari”, esecutivi cioè, come spiega Wikipedia,  “con un mandato a breve termine, di transizione e di decantazione, al fine di dare tregua con una «pausa estiva» a tensioni politiche particolarmente aspre all’interno di una maggioranza parlamentare“.

Crisi di governo, da De Gasperi e De Mita

La prima crisi estiva arrivò col VI Governo De Gasperi (composto da Democrazia Cristiana, Partito Repubblicano e Partito Socialista dei Lavoratori Italiani): lo statista democristiano si dimise il 16 luglio 1951 ma subito dopo, il 26 luglio, ottenne la fiducia per il settimo mandato, con ministri democristiani e repubblicani, che durò per ben due anni, fino al 16 luglio 1953.

Un’altra crisi ferragostana, con “governo balneare” vede protagonista sempre De Gasperi e un altro politico dc, Giuseppe Pella, che di De Gasperi fu anche ministro delle Finanze e del Tesoro.

De Gasperi, in fase calante, il 28 luglio 1953 rassegna le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Guidava un monocolore Dc, dove ci sono ministri e sottosegretari come Amintore Fanfani, Guido Gonella, Fernando Tambroni, Ezio Vanoni, Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Giuseppe Togni, Paolo Emilio Taviani.

Al suo posto, eletto il 17 agosto 1953, è, appunto, Giuseppe Pella: anche in questo caso si tratta di un monocolore Dc, sostenuto da Pli e Monarchici. Il suo è il classico ‘governo balneare’: Pella è un uomo integerrimo, uno che quando viene eletto primo ministro confida a Pietro Nenni “sono stato ventidue anni dietro il tavolo da ragioniere senza prevedere cosa mi sarebbe capitato a cinquant’anni“, ma non è un capocorrente, non è un leader, governerà per pochi mesi, fino al gennaio 1954.

I governi balneari della prima repubblica

Un altro “governo balneare” è il secondo governo Fanfani: succede a quello di Adone Zoli (particolarissima figura di politico democristiano, nato a Predappio, sincero antifascista ‘ante-marcia’ come si definiva, fu lui, da primo ministro, ad approvare la richiesta del Movimento Sociale Italiano di tumulare a Predappio la salma di Mussolini), e dura pochi mesi, dal 2 luglio 1958 al 19 febbraio 1959.

Un altro esecutivo che cade in estate, e con tanto rumore, è il governo Tambroni. Siamo nel 1960 e il politico marchigiano, che già era stato ministro dell’Interno, guida un monocolore democristiano, nato pochi mesi prima, a marzo, che si regge coi voti del Movimento Sociale Italiano di Arturo Michelini, e del Pdium, il partito democratico italiano di unità monarchica. Le dimissioni di Tambroni sono del 19 luglio e pochi giorni dopo, il 27 luglio, il suo esecutivo cade per far posto al governo Fanfani ter.

Eletto in estate, caduto in inverno è il primo governo guidato da Giovanni Leone, il futuro presidente della Repubblica: dal 22 giugno al 5 dicembre 1963, cinque mesi e una manciata di giorni di vita per un ‘governo balneare’ che doveva dar tempo al PSI di maturare la scelta di entrare organicamente in un governo di centrosinistra.

Cade il 26 giugno 1964 il primo governo Moro, ma già dopo un mese, il 23 luglio, il Parlamento vota il Moro II che durerà quasi due anni.

Leone è protagonista di un altro governo di breve durata nell’estate 1968: il 25 giugno nasce il Leone II, il ventiduesimo governo della Repubblica e il primo della quinta legislatura che si era aperta il 5 giugno. Il secondo governo Leone dura 5 mesi e 18 giorni, cinque giorni in più del Leone I.

Come abbiamo visto, a volte alle dimissioni del presidente del Consiglio in carica, succede l’elezione dello stesso presidente dimissionario. È questo il meccanismo del primo governo guidato da Mariano Rumor, un altro importante esponente della Democrazia cristiana.

Rumor si dimette in un fine settimana dell’estate 1969, sabato 5 luglio, e il successivo 6 agosto nasce il Rumor II.

Sono anni difficili per il nostro Paese: Rumor durerà pochi mesi, fino al marzo 1970, quando il Parlamento vota la fiducia al terzo governo Rumor, ma anche questo ha breve durata e crolla in estate: Rumor si dimette il 6 luglio 1970; l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat dà il nuovo incarico a Emilio Colombo, che sarà eletto il 6 agosto 1970 e presiederà per un paio d’anni un governo di centro sinistra, con Dc, Psi, Psdi e Pri.

Nel 1972, il 26 febbraio, si dimette il primo governo guidato da Giulio Andreotti, ma in estate, il 26 giugno, nasce l’Andreotti II che andrà avanti per un anno. Andreotti si dimette il 12 giugno e il suo governo resta in carica fino all’8 luglio 1973.
Motivo della crisi? Il segretario del Pri Ugo La Malfa ritira la fiducia del suo partito, dopo essere stato tenuto all’oscuro di un provvedimento del governo contro la prima tv privata via cavo: TeleBiella.

Un’altra crisi in piena estate è quella del 1976. Il 20 e 21 giugno di quell’anno l’Italia va al voto (sono le prime elezioni politiche con il voto ai diciottenni, il terrorismo nero e rosso continua a colpire, si paventa il sorpasso del Pci e della Dc e Montanelli invita gli elettori a turarsi il naso e votare Dc), il 30 luglio cade il quinto governo Moro, l’ultimo della sesta legislatura dell’Italia repubblicana. Prenderà il suo posto il terzo governo guidato da Giulio Andreotti, il primo della VII legislatura.

Il 5 agosto 1979 a cadere è il quinto governo Andreotti, il terzo e l’ultimo della VII legislatura. A Palazzo Chigi andrà Francesco Cossiga.

“Governo balneare” fu quello dello storico, giornalista e leader del Partito Repubblicano, Giovanni Spadolini: dal 23 agosto al primo dicembre 1982, anche se Spadolini, primo primo presidente del Consiglio dei ministri non democristiano, si dimise il 13 novembre 1982.
Questo esecutivo fu detto “governo fotocopia”, perché assolutamente identico al governo, sempre presieduto da Spadolini e sempre sostenuto dalle forze del pentapartito: Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli.

Il “governo fotocopia” durò 3 mesi e 8 giorni, un record per brevità, e cadde a causa della “lite delle comari“, un termine coniato dai giornalisti dell’epoca per indicare lo scontro politico sulla Banca d’Italia tra il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, democristiano, e il ministro delle Finanze Rino Formica, socialista.

Nell’estate 1986 altro governo dimissionario e altro primo ministro che succede a se stesso: è Bettino Craxi che si dimette il 27 giugno per poi essere rieletto il primo agosto per il suo secondo mandato.

Anche il sesto governo Fanfani, dopo le dimissioni date il 28 aprile 1987, cadde in estate (29 luglio) e così anche il governo De Mita che due anni dopo, il 23 luglio 1989, lasciò il passo al sesto governo Andreotti, dopo essere stato caratterizzato dal conflitto continuo tra De Mita e Craxi.

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