Sconfitto il teorema di Zuccaro: i giudici archiviano la vicenda Open Arms

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Dopo più di un anno di indagini l’Ong spagnola scagionata: il magistrato che aveva lanciato l’accusa oggi ne chiede l’archiviazione..

A Malta il comandante della nave ‘Lifeline’, che ha salvato dei migranti per conto di una ong tedesca, è stato condannato a una pesante sanzione pecuniaria. In Italia, invece, dopo più di un anno di indagini, la vicenda giudiziaria della Open Arms – l’ong spagnola fra le più attive nel soccorrere i migranti nel mare fra Italia e Libia – finisce in un una bolla di sapone: il magistrato che aveva lanciato l’accusa oggi ne chiede invece l’archiviazione.

Il gip di Catania, Nunzio Sarpietro, accogliendo la richiesta della Procura, ha infatti archiviato l’inchiesta avviata nei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della nave dell’Ong spagnola ProActiva Open Arms, accusati di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.

Nella sua richiesta la Procura distrettuale ha sottolineato che lo sviluppo delle indagini, compresi gli accertamenti su cellulari, non ha permesso di trovare riscontri per contestare il reato di associazione per delinquere in un eventuale processo penale. Resta, invece, ancora aperto il fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza privata: è probabile, però, che dopo l’archiviazione anche questi procedimenti finiscano in un nonnulla.

Commenta ProActiva Open Arms: “Siamo felici di apprendere che un ulteriore passo verso la verità è stato fatto, ribadiamo di aver sempre operato nel rispetto delle Convenzioni internazionali e del Diritto del mare e che continueremo a farlo mossi da un unico obiettivo: difendere la vita e i diritti delle persone più vulnerabili“.

Val la pena rammentare tutta la storia, perché la vicenda della Open Arms era stata una bandiera di Salvini e dei 5 Stelle, per portare acqua al mulino della denigrazione delle Ong che operano nel Mediterraneo. Anzi, è da questo momento in poi che le Ong sono equiparate a “taxi del mare”, come più volte li ha definiti il vice primo ministro Luigi Di Maio, e che parte la valanga di fake-news del legame fra trafficanti di migranti e Ong, fake-news su cui Salvini costruirà parte della sua comunicazione demagogica.

Il procedimento giudiziario era stato avviato dopo lo sbarco del 17 marzo 2018, nel porto siciliano di Pozzallo, di 218 persone che si trovavano a bordo della nave Open Arms che le aveva salvate al largo della Libia.

Due giorni prima, il centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma (Imrcc) aveva avvisato che, a circa settanta chilometri dalla costa libica, erano stati avvistati alcuni gommoni in difficoltà. Alla segnalazione, avevano risposto sia la Guardia costiera libica del governo di Tripoli, guidato da Serraj, e la nave di Open Arms.

Quest’ultima, aveva soccorso per prima i migranti che si trovavano a bordo dei gommoni. In quel momento, però, la Guardia costiera italiana aveva avvisato Open Arms che le operazioni di soccorso sarebbero state gestite dalle autorità marittime libiche, e aveva chiesto che la Ong consegnasse i migranti a una nave libica che intanto era arrivata sul posto.

Open Arms non aveva seguito l’indicazione della guardia costiera italiana, giustificandosi col fatto che i libici sono noti per compiere abusi sui migranti. Aveva continuato così il suo viaggio, passando accanto all’isola di Malta e poi arrivando alle porte della Sicilia. Aveva infine sbarcato le persone soccorse a Pozzallo, in provincia di Ragusa.

L’indagine era stata aperta dal pubblico ministero Carmelo Zuccaro, un magistrato che già prima di quella vicenda aveva criticato il lavoro di salvataggio delle Ong. Zuccaro aveva ordinato il sequestro della nave perché, sosteneva, “l’obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente”. Inoltre, aveva rimarcato come “nonostante la vicinanza con l’isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione”. L’Ong, da parte sua, si è sempre difesa sostenendo di avere agito “in stato di necessità per salvare vite umane“.

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